Luciana Littizzetto senza peli sulla lingua sul referendum: con chi se la prende (2 / 2)

Senza più filtri, Luciana Littizzetto, nello studio di Che Tempo Che Fa,   ha deciso di rompere ogni indugio, esprimendosi sul referendum e lo ha fatto senza mezzi termini.

Se l’è presa con  l’indifferenza che circonda i referendum sulla giustizia, usando termini che hanno immediatamente acceso i  social. La comica torinese, rivolgendosi idealmente agli elettori, ha sbattuto in faccia a milioni di telespettatori un invito volgare quanto efficace La comica ha esordito dicendo: “Caro ignavo, sua indolenza eminentissima, cugino primo dell’astenuto e parente alla lontana dell’assente ingiustificato. Tu che dici, non vado a votare, tanto per me sono tutti uguali. Dante, non ti ha nemmeno messo nell’inferno, ma nell’anti-inferno, nell’indifferenziato, dove stanno quelli che non prendono mai una posizione, i vili, per paura o indifferenza, i finti tonti e i paraculi”.

Il monologo è proseguito: “Tu che non giri la ruota, non apri il pacco, non sapresti nemmeno scegliere tra lascia o raddoppia . Tu che, come direbbero in Francia, te ne sbatti il ca**o. Io ti conosco, sei quello che nelle chat di gruppo non risponde, ma legge tutto. Quello così pavido che non ha nemmeno le spunte blu su WhatsApp, figurarsi l’ora dell’ultimo accesso. Io non odio nessuno, però gli ignavi come te mi stanno veramente sulle palle. E sai perché? Perché tu non ti esponi mai per non rischiare, per non avere problemi, lasciando gli altri il compito di fare qualcosa, salvo poi lamentarti in continuazione perché le cose non vanno come vuoi tu”.

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Il monologo si è concentrato sulla complessità dei quesiti, definiti quasi incomprensibili per la gente comune, ma la critica è stata rivolta soprattutto alla scarsa informazione. Accanto a Fabio Fazio, la Littizzetto ha sottolineato come temi fondamentali siano stati trattati con una sufficienza che rischia di svuotare di significato lo strumento democratico. Nello specifico, la “comica di punta” della trasmissione ha ironizzato sulla difficoltà di distinguere tra i vari interventi legislativi proposti, lamentando un caos comunicativo che disorienta i cittadini.

Le sue parole, riportate con enfasi da testate come Libero Quotidiano, hanno evidenziato una frattura profonda tra il palazzo e la piazza. Nonostante il tono satirico, l’intervento ha sollevato un polverone politico, con molti che hanno visto in quelle frasi una provocazione eccessiva per il servizio pubblico. La risoluzione del monologo non ha offerto soluzioni, ma ha lasciato una scia di polemiche roventi sulla gestione della campagna referendaria. L’evento si è concluso con la consapevolezza che, al di là della forma colorita, il messaggio ha centrato l’obiettivo: scuotere l’apatia generale. Resta l’immagine di una televisione che sfida i limiti del linguaggio per parlare di una riforma vitale per il futuro del Paese.