
L’ipotesi di un ritorno alla didattica a distanza (DAD) a partire da maggio 2026 nasce da una dichiarazione del presidente dell’Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori (ANIEF), Marcello Pacifico. Secondo lui, sulla base dell’attuale scenario internazionale e del rischio di una crisi energetica, il Governo potrebbe prendere in considerazione misure straordinarie per ridurre i consumi, come lo smart working per i dipendenti pubblici e, come conseguenza, la didattica a distanza per gli studenti.
Questa ipotesi è stata associata al possibile peggioramento delle tensioni internazionali, in particolare nelle rotte di fornitura energetica come lo Stretto di Hormuz, che sta influenzando i costi del petrolio e potrebbe avere effetti sull’energia nazionale.
Tuttavia, è fondamentale sottolineare che non esiste alcuna decisione ufficiale in merito. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha chiarito che la didattica a distanza non è prevista né contemplata nei piani governativi per l’ultimo tratto dell’anno scolastico. Le scuole continueranno regolarmente in presenza, e la DAD rimane uno strumento che può essere utilizzato solo in casi estremi e specifici, non come misura ordinaria.

La discussione sull’ipotesi ha però alimentato un vivace dibattito tra le famiglie e nel mondo della scuola. Alcuni genitori hanno espresso preoccupazione per l’impatto che una eventuale DAD potrebbe avere sui ragazzi, ricordando le difficoltà di relazione e apprendimento vissute durante gli anni della pandemia.
D’altra parte, molte organizzazioni per la scuola in presenza hanno criticato l’idea di considerare gli istituti scolastici come elementi da sacrificare per risparmiare energia, ritenendo che altre strutture con consumi molto più elevati dovrebbero essere valutate prima.
In sintesi, al momento si tratta solo di un’ipotesi rilanciata da un sindacato e discussa nei media, senza alcun atto formale o piano concreto alle spalle. Il calendario scolastico resta confermato, e gli studenti proseguiranno le lezioni in aula come previsto, mentre il dibattito resta aperto in vista di possibili sviluppi futuri legati al quadro energetico globale.