
Sanremo nella serata di ieri ha voluto ricordare la t*agedia di Crans-Montana. Tra le v*ttime vi era anche un Achille Barosi, 16 anni, figlio di Erica Didone. Erica Didone ha seguito la seconda serata del Festival dalla sua casa di Milano, dal divano, come tante altre volte. Ma questa volta non era una serata qualunque: sul palco stava per arrivare un ricordo destinato a parlare a milioni di persone.Introdotto da Carlo Conti con le parole “Affinché queste t*agedie non accadano più”, Achille Lauro si è presentato in total white e ha affidato alle note di Perdutamente un messaggio fuori dalla gara. Accanto a lui il soprano Valentina Gargano e un coro di venti elementi, con una scenografia segnata dal fumo sul fondo del palco a evocare quanto accaduto a Crans-Montana.
Al termine dell’esibizione, accolta da una lunga standing ovation, il cantante ha spiegato: “Credo che la musica abbia il compito di accompagnarci nella vita. Se questa cosa può aver confortato anche solo una persona, per noi era un dovere”.Un passaggio che, per Erica Didone, è diventato anche un segnale: la sensazione che quel d*lore non sia rimasto chiuso nelle cronache, ma abbia trovato uno spazio rispettoso e condiviso.
Solo dopo si comprende perché proprio Perdutamente abbia avuto un significato così intimo. Non è stata una scelta casuale: Erica Didone l’aveva cantata un mese fa davanti al feretro del figlio, durante i funerali nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano.“La cantavamo in macchina io e mio figlio. Rappresenta i nostri momenti felici”, ha raccontato. “È una canzone che parla di attimi che possono sparire, e noi quegli attimi li vivevamo così, cantando. Rivedo la felicità: noi che cantiamo mentre io guido, lui accanto, Cioccolata sul sedile”.

Achille non suonava strumenti, ma viveva la musica come un’abitudine quotidiana. “Era una passione che condividevamo. Quando era piccolo aprivo il cassettino dei cd e mi ‘obbligava’ a mettere quello che voleva ascoltare. Ascoltava un po’ di tutto, da Adriano Celentano ad Achille Lauro, senza pregiudizi”.Ed è proprio per questo che l’omaggio all’Ariston ha colpito così forte: non solo un tributo televisivo, ma un ponte diretto con un ricordo privato, con quelle piccole scene di vita che oggi pesano come macigni.
Un ringraziamento che abbraccia anche le famiglie degli altri cinque giovani italiani m*rti a Crans-Montana: Giovanni Tamburi, Emanuele Galeppini, Chiara Costanzo, Riccardo Minghetti e Sofia Prosperi. E mentre il Festival corre, resta l’eco di una domanda che non smette di accompagnare questa storia: come evitare che t*agedie simili accadano ancora.