
Il rapporto tra Lele Mora e Fabrizio Corona, un capitolo ambiguo della cronaca rosa italiana, torna sotto i riflettori con la serie Netflix dedicata all’ex re dei paparazzi. La narrazione si dipana in un periodo già caldo per Corona, attualmente indagato per “revenge porn” nell’ambito del “caso Signorini”. Ma negli episodi, il focus si sposta sul passato e sul legame con il suo mentore.
Nel documentario, Lele Mora descrive un incontro fatidico. “Vidi questa meraviglia di uomo e ebbi le farfalle nello stomaco. Per me fu un colpo di fulmine“, racconta, descrivendo un Corona allora affascinato dalla sua figura. Secondo il talent-scout, Corona si presentava come suo “fidanzato”, mostrando una gelosia possessiva.
“Mi riempiva di attenzioni, di coccole. Quando arrivava a casa mia sembrava arrivato il Padre eterno“, afferma Mora, interpretando quel controllo ossessivo come una prova d’amore. La versione di Corona, però, dipinge un quadro diametralmente opposto. Definisce Mora un “predatore seriale”, un uomo borioso ossessionato dal conquistare giovani etero per poi “abbandonarli in mezzo a una strada”.

“Io non mi sono mai venduto a lui”, ribadisce Corona, “perché ero più furbo“. Tra i commenti che arricchiscono la serie, spicca quello di Platinette (Mauro Coruzzi). L’artista rievoca quell’ambiente come un misto di “bellezza, gioventù, potere e denaro“. Pur dichiarando di conoscere dinamiche private che preferisce non rivelare, Coruzzi non usa giri di parole su un aspetto: “È certo che Lele Mora si innamorò perdutamente di Fabrizio”.
E, riferendosi ai consistenti guadagni di Corona in quegli anni, aggiunge: “A casa mia queste si chiamano marchette“. La docuserie riapre così un vecchio dossier, offrendo due narrazioni inconciliabili: da una parte l’amore e la gelosia descritti da Mora, dall’altra la calcolata manipolazione ritratta da Corona. Un racconto doppio che riflette la natura stessa di un rapporto costruito all’incrocio tra affari, ambizione e, forse, sentimenti.