Sorvegliato a vista dalla polizia penitenziaria, Alessandro Impagnatiello è considerato un detenuto a ‘rischio’. Al momento il detenuto vivrebbe in uno stato di totale isolamento, lontano cioè dagli altri detenuti, una decisione presa per salvaguardare la sua incolumità.
Inoltre, si teme che il barman possa togliersi la vita. Da quando è stato fermato dalle forze dell’ordine, Impagnatiello continua a ripetere infatti questa frase: “L’unico pentimento che abbia un senso è togliermi la vita”. In questi giorni il colpevole sarà sottoposto ad ulteriori interrogatori, dove sarà messo nuovamente sotto torchio dagli inquirenti per fare luce su quei punti ancora oscuri.
In queste ore il barman milanese sta facendo molto discutere per una richiesta del tutto inattesa. Impagnatiello vorrebbe vedere suo figlio di 6 anni, il bambino avuto da una precedente relazione. Per lo psicologo Paolo Crepet potrebbe trattarsi di una strategia: “Con tutta probabilità perché si tratta di una strategia, magari concordata con i suoi legali. Inoltre, dato che questo soggetto ha trascorso la vita a manipolare qualsiasi cosa, potrebbe pensare che chiedere di incontrare il figlio sia una mossa che gli restituisce un’immagine seppur residua di umanità”.
Non a caso per i magistrati il profilo del barman è quello di un ‘narcisista manipolatore’, un aspetto che è emerso chiaramente in queste settimane sia dalle chat con la compagna, che tentava continuamente di manipolare e far sentire in colpa.
Cosa fare con il bambino? Per Crepet è importante dire la verità: “Quel bambino che ha già l’età per capire un ragionamento, va innanzitutto tutelato. E lo si può tutelare soltanto raccontandogli tutta, dico tutta, la verità. Ovvero che suo padre ha eliminato la sua compagna e il suo fratellino, perché di questo si tratta”.