La vip Italiana ricoverata d’urgenza: le sue condizioni (1 di 2)

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Sono anni duri per noi italiani e per il Paese intero. Non facciamo in tempo a riprenderci dalla pandemia, che facciamo i conti con la crisi umanitaria ed economica in corso. E poi i rincari nelle bollette di luce e gas, sul prezzo del carburante, di molti beni di prima necessità. L’economia italiana e quella mondiale è piegata da una serie di uragani che si sono abbattuti, devastandoci e sono ancora lontani i tempi della ripresa.

Il ricordo delle bare di Bergamo che sfilavano con i morti della prima ondata di Covid, sono troppo vivi nelle nostre menti, le urla strazianti, il dolore, la ferita sempre aperta di chi non ha potuto nemmeno stringere per un’ultima volta un suo caro, condannato alla morte.

Si, perché in molti, per via di questo maledetto virus, abbiamo perso almeno un parente, un amico, inaspettatamente. Dai primi sintomi al decesso sono intercorsi pochi giorni, senza nemmeno un ultimo saluto per via delle ferree normative anti-Covid vigenti, volte a prevenire i contagi o, quanto meno, ridurli al massimo.

Abbiamo sperimentato il lockdown, la reclusione forzata in casa, la paura, il terrore di contrarre il virus, e ancora non riusciamo a staccarci dalle mascherine, che sono diventate un tutt’uno con i nostri volti. C’è chi, nel corso della pandemia ma anche oggi, che la situazione si sta, fortunatamente, attenuando, ha fatto fin troppa ironia sulla gravità del virus, credendo che si trattasse di un’influenza un tantino più forte del solito.

Non sono bastate le immagini dei feretri allineati l’uno accanto all’altro, della gente attaccata a maschere d’ossigeno; non sono bastati i racconti dei sopravvissuti a far cessare le polemiche, spesso sfociate in ferrei scontri, tra no vax e pro-vax. C’è ancora chi il vaccino non vuol sentirlo nominare perché ha avuto la fortuna di essere “graziato dal virus”; c’è chi, avendo, invece, toccato la morte con mano, continua a ribadire l’importanza dell’inoculazione del siero per vincere il nemico.