
Con il passare dei giorni, gli accertamenti scientifici sul giallo di Pietracatella, hanno iniziato a delineare uno scenario molto più preciso. Le analisi hanno confermato la presenza di una sostanza altamente tossica: la ricina, un veleno estremamente potente ricavato dai semi di ricino.
Secondo gli investigatori, la sostanza sarebbe stata ingerita, probabilmente durante un pasto consumato in ambito domestico. Tuttavia, resta ancora incerto il modo in cui la ricina sia stata introdotta: non si esclude alcuna ipotesi, e ogni dettaglio è al vaglio degli inquirenti.
Una delle piste più recenti riguarda l’ipotesi che il veleno possa essere stato disciolto in un liquido, come l’acqua. Questa possibilità viene ritenuta plausibile anche perché la ricina, se sottoposta a calore elevato, tende a degradarsi, rendendo meno probabile la contaminazione attraverso cibi cotti.

Ma perché proprio nell’acqua? I medici che stanno esaminando il caso, sono del parere che se fosse finita negli alimenti, la probabilità di una sua istantanea volatilizzazione, già da una cottura sugli 80°, sarebbe stata altissima. Al contrario, l’ipotesi dell’ingerimento dei semi di ricino, simili a fagioli, pericolosi anch’essi sebbene non come la ricina non è ritenuta plausibile. I medici hanno precisato che i semi sono disgustosi al palato, per cui è difficile pensare a una normale masticazione. L’inalazione è stata esclusa, in quanto, i sintomi di tosse non sono compatibili con quelli mostrati da Sara e Antonella, tra cui ripetuti conati di vomito.
Gli investigatori non pensano che il veleno fosse sciolto nelle flebo praticate da un infermiere, un «amico intimo» di Gianni che lo ha chiamato a casa, a Pietracatella, per le infusioni. Elementi, tutti questi, che restringono il campo e rendono ancora più centrale la pista dell’ingestione attraverso liquidi. Parallelamente, le indagini si concentrano su contatti, abitudini e dinamiche familiari. Sono stati analizzati dispositivi elettronici, testimonianze e movimenti, nel tentativo di ricostruire con precisione le ore cruciali. Al momento, il caso resta aperto e complesso, con molte domande ancora senza risposta e un’unica certezza: si tratta di un avvelenamento che continua a inquietare e sorprendere per i suoi risvolti ancora oscuri.