
La risposta arriva dai rapporti dei principali analisti internazionali e dalle ultime ore di cronaca serrata: l’escalation tra Iran, Israele e Stati Uniti ha raggiunto il livello di allerta massima dopo l’a*ressione ai siti di Natanz e Dimona. L’islamologo Gilles Kepel ha definito questo momento come la fase più pericolosa, sottolineando che il reciproco assalto alle strutture sensibili apre scenari imprevedibili che lambiscono l’opzione nucleare.
Il presidente Donald Trump ha alternato m*nacce di distruzione irreversibile delle infrastrutture a annunci di un possibile accordo in 15 punti, ma sul campo la realtà resta infuocata. I Carabinieri e le autorità internazionali monitorano con apprensione lo Stretto di Hormuz, la cui chiusura ha già fatto schizzare il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari, innescando un razionamento energetico che inizia a colpire anche l’Europa e l’Italia.
Nella notte del 23 marzo, nuovi raid hanno colpito Teheran, danneggiando un comando dei Guardiani della r*voluzione e, purtroppo, coinvolgendo anche infrastrutture civili come un ospedale ad Ahvaz. La risposta iraniana non si è fatta attendere, con il lancio di m*ssili verso Tel Aviv e la dimostrazione di una gittata capace di raggiungere Roma e Parigi, come confermato dal capo di stato maggiore dell’Idf.Mentre il premier Benjamin Netanyahu promette di continuare l’azione militare su tutti i fronti, emergono indiscrezioni su colloqui segreti a Islamabad, in Pakistan.

Gli inviati di Washington, tra cui Jared Kushner, starebbero valutando figure come Mohammad Bagher Ghalibaf per una possibile transizione, nonostante il regime di Teheran continui a negare ufficialmente ogni trattativa sotto la pressione dei b*mbardamenti.
Il bilancio umano è d*ammatico, con oltre mille v*ttime segnalate in Libano e centinaia di civili coinvolti negli scontri diretti. La comunità internazionale resta con il fiato sospeso, mentre si cerca di evitare che la scintilla finale trasformi questa terza g*erra del Golfo in un c*nflitto globale senza ritorno.