Undici giorni trascorsi e di Mia Kataleya Alvarez Chiclio neanche l’ombra. L’ex hotel è stato scandagliato in lungo e in largo, stanza per stanza, sul tetto, nei sotterranei, nelle intercapedini, nei cunicoli, in ogni spazio, anche in quelli apparentemente non di passaggio abituale. Si è cercato Kata nei cassonetti, nei tombini, nelle fogne ma nello stabile di via Maragliano lei non c’è.
Questa è l’unica certezza. Della bimba non vi è traccia, né in vita, né deceduta, ossia del suo corpicino. L’ex comandante dei Ris Luciano Garofalo, consulente della famiglia Alvarez, sostiene che chi l’ha portata via aveva un piano preciso e il profilo della bimba peruviana è stato inserito nei database dell’Interpol. Purtroppo non ci sono controlli doganali nello spazio Schengen e questo potrebbe aver favorito qualcuno che forse cercava di portare Kata all’estero.
In queste ore, però, oltre all’ipotesi del sequestro di persona a scopo di estorsione, gli investigatori iniziano a pensare ad un’altra ipotesi davvero agghiacciante: quella della pedofilia. Sulla quale di quanto riportato su Il Messaggero, a 300 metri dall’ingresso dell’ex hotel sgomberato c’è un punto di snodo per la Romania.
La titolare di una gastronomia che si trova in via Pietro Toselli, al quotidiano, ha dichiarato: «Qui ogni sabato arrivano furgoni diretti in Romania. I tanti romeni che abitano in zona, compresi gli abusivi che abitavano all’Astor, caricano la merce che vogliono inviare ai familiari», aggiungendo: : «La bambina è sparita proprio di sabato. E la mamma, dalle 15.30 che è tornata, ha aspettato la sera per chiamare i carabinieri. Ci sarebbe stato tutto il tempo per i sequestratori di caricarla su un furgone e portarla via».
Un racconto che prosegue così: : «La vedevo passare insieme alla famiglia per andare a Le Cascine, era così bella». La pista che Kata possa trovarsi in Romania sta prendendo piede e il giallo della sua scomparsa diventa sempre più fitto.