Il lavoro degli inquirenti è davvero complesso e, al momento, nessuna pista viene tralasciata. E’ passato quasi un mese dalla scomparsa di Kata e, ad oggi, gli indizi a disposizione di coloro che si stanno occupando del caso, si mischiano tra loro, avvalorando alcune tesi e abbandonandone altre. Questo va avanti mentre il tempo, di certo, non si può fermare.
I genitori di Kataleya, il 5 luglio, sono stati chiamati dai carabinieri negli uffici del Comando provinciale per visionare dei video, estrapolati da alcune telecamere di sorveglianza installate a Firenze. Il compito degli inquirenti è quello di analizzare, frame per frame, in dettaglio, tutte le immagini catturate dalle circa 1.500 telecamere pubbliche di videosorveglianza della città, mentre alla madre e al padre di Kata è stata mostrata una selezione di filmati.
I carabinieri, in parallelo, stanno ascoltando tutti coloro che possono sapere qualcosa sul racket degli affitt,i in quanto attorno ad esso potrebbe ruotare l’ipotesi del sequestro ritorsivo della minore. Sono state sentite quasi 70 persone come ‘informate sui fatti’, eppure c’è un filmato che, più di tutti, sta catturando l’attenzione degli inquirenti. E’ quello che riprende un furgone che lascia via Monteverdi, sul retro dell’ex hotel Astor, quando, probabilmente, Kata è già stata rapita. Manca un punto focale, manca sapere un tassello preziosissimo di questo intricato puzzle che sta tenendo gli italiani col fiato sospeso, ossia come e quando Kataleya sia stata portata via dallo stabile in cui viveva.
Probabilmente la piccola Kata è stata rapita in 30 minuti circa, tra l’ultima sua immagine, alle 15.13, nell’ex hotel Astor, e il rientro in esso di mamma Katherine, intorno alle 15.45, che non l’ha più trovata. In questo lasso di tempo, la telecamera di una ditta confinante con il cortile dello stabile di via Maragliano, come riportato da La Nazione “ha registrato un rumore, come qualcosa che cade dall’alto. Poi un furgone bianco parte, assieme a un ciclomotore, verso l’uscita posta al termine di un vialetto che sbuca in via Monteverdi. La ditta e i suoi titolari sono stati perquisiti, come persone non indagate, e non è stato trovato nulla che possa ricondurre a Kata”.
Si tratta di semplici coincidenze o quel furgone ha a che fare con il presunto rapimento di Kata? Oltre a questo, resta da verificare chi siano coloro che cercavano lo zio, Abel, all’Astor, pochi giorni prima che della bimba si perdessero le tracce e per quale motivo, insistentemente, chiedessero di parlargli. Anche se è aperto, ad oggi, un fascicolo per sequestro di persona a fini di estorsione, alla famiglia della minore non è pervenuta nessuna richiesta di riscatto. Un giallo ancora troppo fitto.