
Il quadro descritto dalla prima cittadina è desolante. Terreni agricoli letteralmente spazzati via, strade interpoderali cancellate dalla furia dell’acqua, alberi secolari abbattuti come fuscelli e un reticolo di frane e smottamenti che sta isolando intere aree. «Quando smetterà di piovere inizieremo a contare i danni», scrive la Lallitto, lanciando un monito che sa di amara consapevolezza.
La criticità maggiore, sottolinea la sindaca, è lo squilibrio delle forze in campo. Mentre uomini e mezzi della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco sono massicciamente concentrati nelle zone della piana e della costa, le aree interne si ritrovano a combattere una guerra privata. «Stiamo intervenendo quasi completamente con le nostre sole forze», denuncia, evidenziando una gestione dell’emergenza che sembra dimenticare i centri più piccoli, dove la morfologia del terreno rende ogni smottamento una minaccia mortale per la viabilità.
Il punto focale della questione non è solo il soccorso immediato, ma la sopravvivenza futura. Per Sabrina Lallitto, pensare che i singoli comuni possano affrontare la ricostruzione con i propri bilanci è, testualmente, “utopia”.

L’appello alle istituzioni superiori è netto: deve partire immediatamente dalla Regione la richiesta per il riconoscimento dello Stato di Emergenza.
Senza questo passaggio burocratico ma vitale, i fondi straordinari non arriveranno mai, lasciando i territori in un limbo di fango e burocrazia. La preoccupazione corre lungo le arterie vitali dell’economia locale: l’agricoltura. «I nostri agricoltori, già pochi e costantemente in difficoltà, devono poter tornare a lavorare il prima possibile», ammonisce la sindaca. Ma per farlo, servono strade percorribili e versanti messi in sicurezza, interventi che richiedono milioni di euro, ben oltre le capacità di spesa di un comune molisano.
Le parole della Lallitto fotografano una realtà condivisa da molti colleghi amministratori: la paura che, una volta asciugato il fango, restino solo le macerie e le promesse mancate. Il rischio concreto è che l’alluvione sia il colpo di grazia per la tenuta sociale del territorio. Senza un intervento straordinario e immediato, la ricostruzione resterà un miraggio, e il Molise interno rischierà di sprofondare in un isolamento ancora più profondo. La politica è chiamata a rispondere: non domani, ma ora che la pioggia batte ancora sui tetti.