
Secondo l’imprenditore, il conduttore si troverebbe attualmente in terapia intensiva, ricoverato in ospedale e definito “in fin di vita”.
Corona non ha usato mezzi termini, collegando il declino fisico di Lippi a quello professionale: “È stato abbandonato e cacciato dalla Tv”, ha tuonato, dipingendo il ritratto di un uomo consumato non solo dall’età, ma dall’amarezza di un esilio forzato dai palinsesti che ha contribuito a rendere grandi.
Questa versione contrasta dolor*samente con l’immagine di resilienza che Lippi aveva offerto solo pochi mesi prima. In una toccante intervista rilasciata a Fanpage.it, il conduttore aveva parlato dei suoi 80 anni e dei suoi noti problemi cardiaci — un infarto, una pleurite e un quadruplo bypass — come di ostacoli superati con cui convivere quotidianamente.

Proprio a giugno, Lippi aveva lanciato un appello carico di dignità.
Non chiedeva i contratti faraonici di Stefano De Martino o Amadeus, ma semplicemente il riconoscimento della propria esperienza. “Dove c’è una telecamera, per me è televisione”, aveva dichiarato, ribadendo che la capacità professionale risiede nel cervello e non nella carta d’identità.
Il suo sogno era quello di tornare a dialogare con la “gente comune”, quella che considerava superiore a qualsiasi élite di VIP.
Oggi, quel desiderio di riscatto sembra scontrarsi con la cruda realtà riportata da Corona. Se le indiscrezioni sul ricovero dovessero trovare conferma ufficiale, ci troveremmo di fronte all’ennesimo caso di un grande artista che conclude la propria parabola nel silenzio istituzionale, ma nel fragore mediatico di un podcast.
La figura di Claudio Lippi diventa così il simbolo di una televisione che divora i suoi padri, lasciando dietro di sé una scia di rimpianti e battagl*e legali.Mentre il web si divide tra chi vede in Corona un megafono della verità e chi un abile manipolatore di narrazioni, resta l’immagine di un uomo, Lippi, che fino all’ultimo ha cercato di difendere il proprio diritto a esistere, professionalmente e umanamente.