Non ci sembra vero in quanto lui ha fatto la storia . Emilio Molinari, protagonista della sinistra del Novecento e fervido ambientalista, ci ha lasciati. Ha iniziato a lavorare in fabbrica a 14 anni, nell’élite operaia milanese della Broletti, per poi fondare i primissimi comitati di base protagonisti dell’autonomia sindacale, di rivendicazioni per orari e diritti urlate a tutta la città con decine di migliaia di tute blu a prendersi le strade.
Emilio era determinato già da allora e si è battuto contro la guerra in Vietnam. E’ approdato, con Democrazia proletaria, in consiglio comunale a Milano e poi in Regione, battendosi contro le centrali nucleari, le denunce dei grandi e i disastri ambientali all’ordine del giorno.
Molinari ha scoperto che l’anticapitalismo si salda con le lotte dei territori e per il pianeta. Nel 1984 è arrivato al parlamento europeo , divenendo senatore dei verdi nel 1992 .
Ha definito il referendum del 2011 : “un vero moto popolare, autorganizzato dal basso, trasversale, osteggiato da partiti e media, è stata l’ultima grande occasione persa dalla sinistra”. Con esso ha trionfato l’ alleanza tra giustizia sociale e ambientale, portata avanti dall’ultima unità popolare delle sinistre con il cattolicesimo sociale della Laudato Si e il nascente civismo dei 5stelle.
Quattro anni fa, aveva scritto una lettera riguardante Gaza, in cui denunciava cosa già all’epoca stava accadendo, battendosi a gran voce per la creazione di un Tribunale internazionale dei popoli per la Palestina, dicendo che Gaza è “la metafora della sconfitta di tutte le parole che abbiamo svuotato: diritti umani o democrazia” e chiedendosi: “Dove fermeremo l’asticella dei diritti negati e su questo limite ci batteremo tutti assieme?”. Oggi, che Emilio non c’è più, queste sue parole rimbombano. Le nostre più sentite condoglianze alla famiglia.