
Il cinema italiano perde una delle sue voci più limpide e profonde. La sua penna, capace di attraversare commedia, satira e dramma, ha dato forma a decine di personaggi indimenticabili, raccontando con eleganza le fragilità e le virtù dell’animo umano.
Si è spento all’età di 71 anni il 9 gennaio 2026 Filippo Ascione, sceneggiatore tra i più prolifici e sensibili della sua generazione. La sua carriera, iniziata come assistente alla regia per Federico Fellini, fu segnata da un sodalizio artistico fondamentale con Carlo Verdone. Insieme firmarono pellicole diventate cult, come Stasera a casa di Alice e Perdiamoci di vista, dove l’osservazione malinconica e ironica della società italiana trovava la sua espressione più compiuta.
Il suo talento fu riconosciuto con i massimi premi: vinse il Nastro d’Argento per il soggetto di Al lupo al lupo e il David di Donatello per la sceneggiatura de La stazione di Sergio Rubini. Nativo di Cariati, in Calabria, Ascione non perse mai il legame con la sua terra, un’ancora emotiva a cui tornava per ispirazione. Oltre che sceneggiatore, fu produttore negli anni Novanta, sostenendo anche il cinema indipendente con una visione da intellettuale a tutto tondo.

La sua attività restò fervida fino agli ultimi anni, con progetti come Cercando Itaca e collaborazioni con giovani registi, segno di una curiosità mai spenta. La notizia della sua scomparsa lascia un vuoto profondo non solo tra gli addetti ai lavori e i tantissimi fan che apprezzavano il suo lavoro e le sue intuizioni narrative.
La sua eredità è quella di un narratore che sapeva trasformare il quotidiano in storie universali, mescolando riso e commozione con raro equilibrio. Le sue opere, studi di umanità e di stile, continueranno a parlare al pubblico, confermando che le storie ben scritte non conoscono tramonto.