Iran, colpita nave Inglese poco fa: tensione alle stelle (2 / 2)

Un p*oiettile sconosciuto ha colpito una nave cargo nello Stretto di Hormuz, lungo la costa di Dubai, provocando un incendio e costringendo l’equipaggio a evacuare: lo ha fatto sapere un’agenzia per la sicurezza marittima britannica.

E’ la seconda nel giro di due ore. In precedenza anche un’altra nave portacontainer nei pressi dello Stretto di Hormuz era stata bersagliata a 46 km (25 miglia nautiche) dalla costa degli Emirati Arabi Uniti, secondo quanto riportato dal monitoraggio marittimo del Regno Unito, citato dalla Bbc. Il comandante della nave aveva dichiarato che la nave era stata danneggiata, ma tutti i membri dell’equipaggio sono sani e salvi, secondo l’UK Maritime Trade Operations. Non si conoscono dettagli sull’entità dei danni e le autorità britanniche stanno indagando sull’i*cidente.

La segnalazione di una nave cargo colpita nello Stretto di Hormuz ha innescato immediate preoccupazioni per la sicurezza dei traffici energetici mondiali. Anche l’aeroporto internazionale di Dubai è stato sfiorato dalle o*tilità, con la caduta di due droni nelle vicinanze che ha causato il ferimento di quattro civili. Le rotte aeree, specialmente quelle provenienti dall’Australia e dalla Nuova Zelanda, stanno subendo pesanti interruzioni, isolando ulteriormente l’area dalle normali tratte globali.

L’annuncio di Flavio Briatore sulla famiglia del bosco L’annuncio di Flavio Briatore sulla famiglia del bosco

I dati raccolti dal Centro di statistica e documentazione Hengaw tratteggiano una realtà d*ammatica per quanto riguarda le perdite umane. Nel corso dei primi dieci giorni, sono state contate oltre 4.300 persone decedute, tra cui una percentuale significativa di membri delle forze governative e centinaia di civili. Le infrastrutture colpite spaziano da basi dell’IRGC a centri governativi, in un raggio d’azione che ha toccato oltre 160 città in 24 diverse province, confermando l’estensione capillare del teatro di scontro.

Mentre le cancellerie europee, inclusa quella italiana, premono per una de-escalation diplomatica, la retorica bellica non accenna a diminuire. I vertici di Washington e Gerusalemme ribadiscono che il compito di n*utralizzare le capacità di difesa del nemico non è ancora completato. La comunità internazionale resta in attesa di capire se la pressione diplomatica potrà prevalere sulla logica della forza che, al momento, domina incontrastata le dinamiche nel Golfo.