Indi Gregory, una splendida bambina di appena 8 mesi, ricoverata all’ospedale Queen’s Medical Center di Nottingham a causa di una rara e degenerativa patologia mitocondriale che le impedisce lo sviluppo dei muscoli, chiamata sindrome da deperimento mitocondriale, noi l’abbiamo imparata a conoscere, attraverso le sue immagini.
Dolcissime, stupenda, ha incantato e tenuto in apprensione il mondo intero, dal momento che la sua vicenda sta smuovendo le coscienze, invitando a doverose riflessioni sul diritto alla vita, quello che andrebbe preservato al di sopra di tutto ma che, a quanto pare, non ha avuto la meglio. Una lunga e complessa vicenda, quella di Indi, una di quelle che fanno venire i brividi perché, per giorni, tutti abbiamo pregato per lei.
La bambina, come ampiamente divulgato a mezzo stampa, era affetta da una mutazione genetica che rendeva i suoi mitocondri meno funzionali, il che poteva portare l’insorgenza di gravi patologie. Non esistendo una cura, la sua vita era dipendente da macchinari specifici per tenerla in vita.
La madre e il padre della piccola hanno premuto, in modo che la loro bambina, che aveva ottenuto la cittadinanza italiana, potesse ricevere le giuste cure presso l’ospedale ‘Bambin Gesù’ di Roma e la stessa nostra premier, Giorgia Meloni, si è schierata in sua difesa, citando l’articolo 32 della Convenzione dell’Aja per la protezione dei minori che, al paragrafo 1 lettera b, recita che “su richiesta motivata dell’Autorità centrale o di un’altra autorità competente di uno Stato contraente con il quale il minore abbia uno stretto legame, l’Autorità centrale dello Stato contraente in cui il minore ha la sua residenza abituale e in cui si trova” potrà “chiedere all’autorità competente del suo Stato di esaminare l’opportunità di adottare misure volte alla protezione della persona o dei beni del minore”
Purtroppo a nulla tutto questo è servito, in quanto i medici hanno staccato le macchine che tengono in vita Indi. Vediamo cosa è accaduto nella seconda pagina del nostro articolo.