Ilaria Salis, adesso è proprio lei a finire nei guai: ecco cosa hanno scoperto (2 / 2)

Il risveglio romano di Ilaria Salis, sabato 28 marzo, si è trasformato in un nuovo capitolo di una vicenda già al centro del dibattito pubblico. L’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra si trovava in un hotel nei pressi della stazione Termini per partecipare alla manifestazione internazionale “No Kings”, quando un controllo di polizia, avvenuto nelle prime ore del mattino, ha riportato il suo nome sotto i riflettori.

Secondo quanto chiarito dalla Questura di Roma, l’intervento sarebbe stato determinato da una segnalazione inserita nel sistema di cooperazione europea, attivata a seguito della registrazione dei dati della cliente nella struttura alberghiera. Un accertamento conclusosi senza conseguenze immediate, ma sufficiente a riaccendere il confronto politico e mediatico.

Alla base del controllo ci sarebbe un alert legato al sistema informativo Schengen Information System, alimentato da una segnalazione proveniente dalla Germania. Il nome della parlamentare, secondo quanto emerso, sarebbe stato associato a verifiche su presunti contatti con ambienti dell’attivismo radicale. Gli agenti hanno quindi proceduto con un’identificazione durata circa un’ora, interrotta una volta accertata l’immunità parlamentare.

Louis Dassilva vuota il sacco dopo 10 ore di interrogatorio Louis Dassilva vuota il sacco dopo 10 ore di interrogatorio

La stessa Salis ha parlato di modalità poco chiare, mentre le autorità hanno ribadito la natura tecnica e automatica dell’intervento, escludendo qualsiasi iniziativa discrezionale. A spostare però l’attenzione su un piano diverso è la posizione di Ivan Bonnin, presente nella stessa stanza e attualmente accreditato come assistente parlamentare. Il suo nome, già noto per precedenti giudiziari legati a proteste universitarie, è finito al centro di un possibile approfondimento politico.

In particolare, il deputato Giovanni Donzelli ha annunciato un’interrogazione per chiarire la natura del rapporto tra Bonnin e Salis. Al centro della questione ci sono le regole del Parlamento europeo in materia di trasparenza: qualora emergesse un legame personale stabile, si aprirebbe un nodo legato alla compatibilità con le norme che disciplinano l’impiego dei collaboratori.