
A fare luce su questo fenomeno è Antonio Noto, noto sondaggista che ha analizzato nel dettaglio il comportamento degli elettori italiani.
Secondo i suoi dati, il fronte del “no” alle politiche europee non è affatto omogeneo, ma presenta una concentrazione pesantissima in alcune fasce specifiche della popolazione.Le rilevazioni di Noto Sondaggi indicano che sono soprattutto i giovani tra i 18 e i 34 anni e le classi sociali meno abbienti a nutrire la maggiore diffidenza verso l’Europa. In queste categorie, il rifiuto del sistema attuale raggiunge vette che mettono in discussione la capacità comunicativa della politica tradizionale.
Un altro dato concreto riguarda la distribuzione geografica: il sentimento di estraneità verso le decisioni di Bruxelles è particolarmente radicato nelle periferie e nel Sud Italia. Qui, la percezione di un’Europa lontana e burocratica si traduce in una diserzione di massa che penalizza i partiti di governo e le opposizioni storiche.

Antonio Noto sottolinea come questo “voto di protesta passiva” rappresenti una sfida per figure come Giorgia Meloni e Elly Schlein. Se da un lato il centrodestra deve gestire la delusione per promesse non mantenute, dall’altro il centrosinistra non riesce a intercettare il disagio di chi si sente escluso dai benefici dell’integrazione europea.
Il quadro finale che emerge è quello di un’Italia profondamente divisa, dove il dato pesantissimo dell’astensione consapevole segna un punto di non ritorno. Senza una risposta concreta alle necessità di questi segmenti sociali, il rischio è che il distacco diventi una frattura insanabile tra il Paese reale e le istituzioni europee.