
La tensione si taglia sempre più a fette, specialmente dopo il no secco che l’Italia ha rivolto agli Stati Uniti, che ha preso a circolare molto rapidamente, facendo rumore, tanto rumore, perché pesa come un macigno.
Le parole del Ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha chiarito la posizione dell’Italia riguardo all’utilizzo della base di Sigonella, sono arrivate come un fulmine a ciel sereno. Il Ministro ha confermato il diniego formale all’uso della struttura di Sigonella per operazioni mirate verso l’Iran, sottolineando come ogni attività che parta dal suolo italiano debba essere strettamente legata a scopi difensivi o concordata preventivamente nel rispetto degli interessi nazionali.
Questa decisione si inserisce in un contesto di estrema delicatezza, dove Roma cerca di evitare un coinvolgimento diretto in una escalation regionale dai risvolti imprevedibili. Crosetto ha ribadito che, sebbene l’Italia resti un alleato fedele all’interno della NATO e nei rapporti bilaterali con gli USA, la base siciliana non può essere utilizzata come trampolino di lancio per azioni che non siano state condivise o che escano dal perimetro dei trattati vigenti.

Le istituzioni italiane monitorano con attenzione l’evolversi della situazione in Medio Oriente, mantenendo un canale aperto con gli alleati ma restando ferme sulla tutela della pace e della sicurezza interna. Il responsabile della Difesa ha precisato che la priorità resta la de-escalation, e che l’Italia non intende prestare il proprio fianco ad azioni che potrebbero infiammare ulteriormente l’area.
L’uomo al vertice della Difesa ha quindi tracciato una linea rossa chiara: la sovranità sulle basi presenti nel territorio italiano non è in discussione. La gestione di Sigonella rimane sotto l’egida di un coordinamento che prevede il rispetto delle leggi italiane, un monito che risuona forte verso Washington e che ribadisce il ruolo di mediazione, e non solo di supporto logistico, del nostro Paese nel panorama globale.