
Il decesso di Ylenia Musella, la cui vita si è interrotta bruscamente a causa di una grave lesione subita durante una lite degenerata col fratello, ha scosso il mondo della cronaca nazionale.
A finire in manette con l’accusa di essere il responsabile è il fratello, il 25enne Giuseppe Musella, rintracciato dalle forze dell’ordine dopo i fatti avvenuti nel cuore di Ponticelli.Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura, la versione fornita dal giovane non ha convinto gli inquirenti. Il ragazzo avrebbe sostenuto di aver provocato il decesso della sorella lanciando lo strumentousato da una distanza considerevole, circa sei o otto metri, ma il Gip ha definito tale ricostruzione come poco credibile
.Le evidenze raccolte raccontano una storia diversa: Ylenia sarebbe stata inseguita mentre cercava di scappare senza scarpe, un dettaglio che sottolinea la crudeltà del momento e la determinazione del responsabile nel raggiungerla e nel conficcarle la lama.

Inoltre, non sono stati trovati riscontri riguardo a un presunto calcio che la 22enne avrebbe dato al cane, motivo che secondo l’accusato avrebbe scatenato la lite finita male.Un elemento che preoccupa profondamente gli investigatori è il clima di omertà al Conocal: nonostante l’evento sia avvenuto in un contesto densamente popolato, le testimonianze dirette scarseggiano, rendendo il lavoro dei Carabinieri ancora più complesso.
La comunità si è chiusa nel silenzio, lasciando che siano solo i rilievi tecnici a parlare per la giovane scomparsa.Oggi, mentre si svolgono i funerali di Ylenia nella chiesa della Sacra Famiglia al rione Luzzatti, le indagini proseguono per fare piena luce su ogni zona d’ombra. Resta il dolore per una vita spezzata e la necessità di giustizia per una ragazza che, nel suo ultimo atto, ha cercato invano di correre verso la libertà.