
Il delitto di Chiara Poggi continua a riservarci clamorosi colpi di scena e questa volta si parla di Dna trovato su Chiara Poggi, che non sarebbe né di Sempio, né di Stasi .
Dalle prime comparazioni effettuate dalla Procura di Pavia, il profilo genetico non appartiene né al condannato in via definitiva, né al giovane attualmente sotto indagine. Nelle cinque estrazioni, il perito ha evidenziato due tracce di Dna «Y», quindi maschile.
In particolare, l’attenzione è caduta su una traccia (nella parte laterale) della bocca di Chiara, subito attribuita ad una «contaminazione» da parte di un infermiere assistente all’epoca del medico legale, mentre un’altra ha restituito un profilo quasi completo, e nella parte interna centrale della bocca invece non ha ancora trovato una attribuzione. Questo “terzo uomo” misterioso proietta un’ombra nuova sul caso, portando i magistrati a ipotizzare la presenza di un complice o di una dinamica molto più complessa. Gli inquirenti lavorano ora sull’idea che la 26enne sia stata bloccata con una mano stretta sul viso per impedirle di urlare, un’azione che avrebbe lasciato quella “generosa” quantità di materiale genetico su lingua e gengive.

Nonostante i legali della famiglia invitino alla cautela parlando di possibili contaminazioni, il dato resta tecnicamente rilevante. Parallelamente, gli accertamenti si estendono ad altre tracce, come l’impronta di quattro dita trovata sulla porta della cucina, dove è stato isolato un altro tracciato ignoto.
Sebbene la difesa di Sempio, sostenga che queste novità non cambino il quadro accusatorio, l’indagine di Garlasco sembra aver imboccato una strada senza precedenti. I lavori peritali si chiuderanno ufficialmente a fine ottobre, ma la scoperta di questo Dna ignoto sposta l’asse delle indagini verso la ricerca di quest’uomo ignoto. Diciotto anni dopo, il caso Garlasco potrebbe ricominciare ad essere riscritto, partendo proprio da un minuscolo frammento di vita rimasto intrappolato nel silenzio.