I razzi e i droni iraniani possono arrivare in Italia? Sì, ecco dove (2 / 2)

Il tema della possibile estensione delle capacità militari dell’Iran fino al territorio italiano è tornato d’attualità nel dibattito sulla sicurezza internazionale, soprattutto dopo le recenti tensioni in Medio Oriente.

La distanza tra Teheran e Roma supera i 3.400 chilometri. Le regioni più orientali dell’Italia — in particolare Puglia, Calabria e Sicilia — si trovano a una distanza inferiore, compresa tra i 2.000 e i 2.800 chilometri. È proprio questo elemento a determinare quali sistemi potrebbero, in teoria, coprire il tragitto.

Tra i missili balistici, il Sejjil è indicato dagli analisti come uno dei modelli a medio raggio più avanzati, con una gittata stimata attorno ai 2.000-2.400 chilometri. In scenari teorici, potrebbe raggiungere le aree meridionali italiane. Altri sistemi, come alcune varianti dello Shahab-3, si collocano su soglie simili ma non garantiscono una copertura completa del territorio nazionale. Le versioni con raggio inferiore non sarebbero invece in grado di coprire la distanza fino alla Penisola.

Scontro tra mezzi, deceduti e coinvolti: circolazione bloccata Scontro tra mezzi, deceduti e coinvolti: circolazione bloccata

Un caso a parte è rappresentato dal missile da crociera Soumar, la cui autonomia dichiarata arriverebbe fino a 3.000 chilometri. Se tali dati fossero confermati in ambito operativo, potrebbe potenzialmente interessare anche le regioni centrali. Per quanto riguarda i droni, la famiglia Shahed è quella più discussa. Lo Shahed-136, già impiegato in diversi teatri esterni, presenta un’autonomia che, nelle versioni più recenti, si avvicina ai 1.700 chilometri.

Ciò lo rende teoricamente idoneo ad avvicinarsi al Sud Italia partendo da aree avanzate, ma la sua velocità relativamente contenuta ne limita l’efficacia strategica rispetto ai razzi. Modelli più evoluti, come lo Shahed-238, introducono maggiore rapidità, pur con raggio operativo inferiore. Secondo gli esperti, il rischio di un’offensiva diretto contro l’Italia resta al momento basso. Un’eventuale minaccia dovrebbe comunque superare la rete di difesa integrata dell’NATO, oltre allo spazio aereo di diversi Paesi alleati. Le regioni più esposte, in uno scenario teorico, resterebbero quelle del Mezzogiorno, dove sono presenti anche importanti infrastrutture militari.