Gino Paoli e i 63 anni con un colpo al petto: "L’ho fatto perché avevo…" (2 / 2)

L’episodio risale all’11 luglio 1963, quando Gino Paoli, all’apice della carriera a soli 28 anni, tentò di togliersi la vita ed è ormai noto a tutti, seppur non tutti conoscano i motivi che lo portarono a fare quel gesto.

In un momento di profonda crisi esistenziale, l’artista si colpì al torace con una piccola Derringer, ma il colpo mancò miracolosamente il cuore, finendo per fermarsi nel pericardio. Da allora, quel frammento di metallo è rimasto incastonato nel suo petto, troppo vicino a organi vitali per essere rimosso senza rischi gravissimi.  Nel frattempo sono trascorsi  63 anni ma il  cantautore genovese, sino all’ultimo dei suoi giorni, ha convissuto  con quel “cuore di piombo”, un ricordo perenne di una giovinezza tormentata. Nelle pagine della sua autobiografia, Paoli ha spiegato le ragioni di quell’azione: non fu la disperazione, ma una sorta di noia suprema verso una vita che gli aveva già dato tutto. 

Aveva soldi, successo e donne celebri come Ornella Vanoni e Stefania Sandrelli, ma sentiva di aver già visto e provato ogni cosa. Il racconto dei fatti emerge con dettagli vividi: Paoli,  nell’autobiografia,   ricorda di aver provato diverse soluzioni prima di ricorrere allo strumento, persino un tentativo con i farmaci che non ebbe effetto.

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Quella notte, fu l’amico Giulio Frezza a soccorrerlo per primo, portandolo d’urgenza in ospedale mentre la notizia iniziava a scuotere l’Italia intera.  Nonostante la gravità della lesione, l’uomo riuscì a sopravvivere, tornando poi a scrivere alcune delle pagine più belle della nostra cultura.L’artista ha  guardato a quel passato con la distaccata saggezza degli anni, definendo quel gesto come un errore figlio di un’epoca di eccessi e insoddisfazione.

Non c’era una ragione apparente, nessun fallimento a giustificare quel senso di abisso che si faceva strada nel cuore del giovane artista. Aveva tutto ciò che un uomo della sua età potesse desiderare: la fama, il denaro, le macchine di lusso come la sua Porsche e l’amore di donne straordinarie. Ma proprio in quel benessere totale, in quella perfezione senza crepe, era scattato qualcosa di assurdo che lo portava a non sentire più nulla.Le giornate passavano tra ville da sogno e il rombo dei motori, ma la percezione della realtà si stava facendo sempre più sbiadita. Quella sensazione di essere “pieno di tutto” si era trasformata in un peso insopportabile, un rumore bianco che copriva ogni emozione. In un momento di lucidità distorta, l’idea di un’uscita di scena definitiva aveva iniziato a balenare come l’unica soluzione per spezzare quella monotonia opprimente.