
Durante l’interrogatorio davanti al giudice, il 17enne ha scelto di rispondere alle domande, fornendo una ricostruzione che si discosta, almeno in parte, dall’ipotesi accusatoria. Secondo quanto riferito, il giovane sostiene di non aver iniziato lui l’aggressione, descrivendo invece una situazione degenerata in pochi istanti.
Il ragazzo ha raccontato di essere stato colpito per primo e di aver reagito d’istinto, parlando di un gesto non premeditato. Il 17enne, dunque, avrebbe agito di riflesso, dando il via all’azione violenta solo dopo essere stato colpito per primo. La sua versione punta dunque a escludere l’intenzione di provocare conseguenze così gravi, inserendo l’accaduto in un contesto di concitazione e perdita di controllo. E’ andata davvero così?
A supporto di questa ricostruzione, emergono anche alcune testimonianze raccolte dagli investigatori. Tra queste, quelle di due persone presenti quella sera, considerate rilevanti per chiarire la dinamica. Tuttavia, il quadro resta complesso e ancora lontano da una definizione certa.

Un elemento che complica ulteriormente le indagini riguarda l’assenza di immagini complete della scena. Le telecamere di videosorveglianza presenti nella zona non coprono infatti l’intero spazio, lasciando scoperto proprio il momento decisivo. Una lacuna che rende fondamentale il confronto tra le diverse versioni.
Resta infine un aspetto su cui si concentrano gli inquirenti: l’esperienza del giovane nella boxe. Una preparazione che, secondo chi indaga, potrebbe aver influito sull’intensità del colpo. Saranno i prossimi accertamenti a chiarire ogni dettaglio, mentre la comunità continua ad attendere risposte su quanto accaduto in quei momenti così difficili da ricostruire con precisione.