Garlasco, l’ex avvocato di Sempio confessa: “Chiara è stata tolta di mezzo da.. (2 / 2)

Il caso riguarda la scomparsa di Chiara Poggi avvenuta nell’agosto del 2007 a Garlasco, in provincia di Pavia, uno degli episodi più sconvolgenti della cronaca italiana. A distanza di quasi vent’anni, le indagini sono state riaperte e al centro della nuova inchiesta figura Andrea Sempio, oggi unico indagato. La Procura di Pavia ipotizza che la giovane abbia perso la vita dopo il rifiuto di un approccio intimo, una ricostruzione che ha immediatamente suscitato reazioni forti e contrastanti.

L’avvocato Massimo Lovati, che ha difeso Andrea Sempio dal dicembre 2016 fino al 14 ottobre 2025, ha espresso dubbi profondi sulle nuove accuse. «Nonostante non lavori più su questo caso, ci sono stato dentro per tantissimo tempo e quindi credo sia naturale che continui a seguirlo con interesse.» L’esperto da dichiarato che le nuove   indagini che vedono il suo ex-assistito accusato di aver tolto la vita a  Chiara Poggi, abbiano come obiettivo principale quello di permettere alla difesa di Alberto Stasi di chiedere la revisione del processo che lo ha portato ad essere accusato. Secondo Lovati, il fatto che si ipotizzi un’azione solitaria da parte di Sempio potrebbe aprire la strada a una revisione della posizione di Alberto Stasi, condannato in via definitiva.

L’avvocato ha inoltre sottolineato come questa nuova impostazione investigativa sollevi interrogativi significativi: «Principalmente, il fatto che si accusi Andrea Sempio di aver ucciso da solo Chiara. Decadendo il “concorso”, si dà la possibilità a chi è stato condannato di poter provare a dimostrare la propria innocenza. Se infatti fosse stato Andrea Sempio da solo, è evidente che sulla scena del delitto non sarebbe potuto esserci anche Alberto Stasi». Una riflessione che evidenzia le possibili implicazioni giuridiche di questa svolta.Non meno critico il giudizio sul presunto movente: «Sinceramente non capisco come si sia potuti giungere a questa conclusione e onestamente sono certo che sia una accusa non dimostrabile. Come si può provare un’intenzione?». Parole che mettono in discussione uno degli elementi chiave dell’impianto accusatorio, considerato da molti ancora fragile e privo di riscontri concreti.

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Lovati si è spinto oltre, arrivando a esprimere una convinzione netta sull’innocenza del suo ex assistito: «Gli consiglierei, se fosse possibile senza andare contro la legge, di non presentarsi in Procura. In seconda istanza, di non rispondere. Poi gli direi di restare tranquillo perché secondo me non c’è nulla di nuovo, tantomeno delle prove che potrebbero portare ad una sua incriminazione. Queste accuse non hanno né capo né coda, ripeto, servono solo ad aprire la strada alla revisione del processo di Alberto Stasi». E alla domanda diretta sulla responsabilità di Sempio, la risposta è stata altrettanto chiara: «Sono convinto che lui sia totalmente estraneo a questa terribile vicenda. Non l’ha uccisa lui».

Nel frattempo, il caso continua a dividere l’opinione pubblica e gli esperti. Da un lato chi ritiene che le nuove indagini possano finalmente portare alla verità, dall’altro chi vede in questa riapertura un tentativo di rimettere in discussione una sentenza già definitiva. Tra ipotesi di moventi, ricostruzioni alternative e teorie ancora tutte da verificare, il caso di Garlasco resta un enigma complesso, che continua a interrogare la giustizia e la società italiana.