Garlasco, i carabinieri accusano i Poggi. Cosa sta succedendo (2 / 2)

Il delitto di Garlasco non smette di riservare clamorosi colpi di scena e l’ultimo in ordine di tempo è quello che sta succedendo proprio ora, tenendo tutti col fiato sospeso.

Secondo quanto riportato nelle ultime ore, i carabinieri avrebbero inserito nell’atto conclusivo delle nuove indagini alcuni passaggi molto duri nei confronti della famiglia Poggi. I genitori di Chiara, Giuseppe e Rita, si sono detti profondamente amareggiati per il modo in cui sarebbero stati descritti dagli investigatori, respingendo con forza qualsiasi ipotesi di vicinanza a chi avrebbe commesso il delitto.Attraverso il loro legale Gianluigi Tizzoni, i familiari di Chiara hanno ribadito di aver sempre collaborato con gli inquirenti in tutti questi anni. La famiglia continua inoltre a sostenere che il colpevole del delitto sia già stato individuato in Alberto Stasi, condannato in via definitiva dalla Cassazione nel 2015.

Il nuovo filone investigativo ruota però attorno alla figura di Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi. La Procura di Pavia avrebbe infatti riaperto il fascicolo prendendo in considerazione nuovi elementi emersi dalle recenti analisi investigative. Tra i punti più discussi ci sarebbero le tracce genetiche trovate sotto le unghie di Chiara e alcune compatibilità che gli investigatori ritengono significative.

Dramma in volo per l’aereo partito da Cagliari e diretto a Milano Linate Dramma in volo per l’aereo partito da Cagliari e diretto a Milano Linate

Al centro delle polemiche ci sono anche vecchi dettagli del caso, come la famosa bicicletta nera vista davanti alla villetta di Garlasco il giorno dell’omicidio e le impronte legate alle scarpe del killer. La difesa della famiglia Poggi sostiene che alcune prove fondamentali della sentenza originaria starebbero venendo messe in discussione in modo arbitrario, mentre i legali di Stasi ritengono che le nuove indagini possano addirittura demolire la condanna definitiva.

La situazione resta quindi estremamente delicata. Da una parte c’è chi continua a difendere la verità processuale costruita negli anni, dall’altra chi chiede di riaprire completamente il caso alla luce dei nuovi elementi emersi. In questo clima tesissimo, il delitto di Garlasco continua a dividere l’Italia, alimentando interrogativi che, dopo quasi vent’anni, sembrano ancora lontani da una risposta definitiva.