Fratelli Bianchi, la notizia choc dal carcere: succede un putiferio (1 di 2)

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Manca pochissimo, una manciata di ore, per la fatidica sentenza, attesa per il 4 luglio, dinnanzi ai giudici della Corte d’Assise di Frosinone, riguardante l’omicidio di Willy Monteiro Duarte, avvenuto il 6 settembre 2020 a Colleferro.

La sua doveva essere una serata di svago con gli amici, al termine del suo turno di lavoro, ma Willy, 21enne, nato a Roma nel 1990 da una coppia giunta da Capo Verde e impiegata in un’azienda agricola, quella sera ha trovato la morte, senza un apparente motivo.

Willy era, a detta di tutti, in ragazzo solare, perfettamente integrato, generoso, sempre disposto ad aiutare il prossimo e da 2 anni lavorava come apprendista cuoco all’Hotel degli Amici di Artena. Proprio da lì, la sera in cui è stato barbaramente ucciso, è uscito intorno a mezzanotte, terminato il suo turno lavorativo.

Il giovane si è recato a casa, si è cambiato, per andare a bere e mangiare qualcosa con i suoi amici a Colleferro; luogo in cui i fratelli Bianchi, Belleggia e Pincarelli avrebbero posto la parola fine alla sua vita. Si, perché Willy è stato colpito con inaudita violenza fino a stramazzare al suolo e non è stato possibile salvarlo.

Un colpo alla pancia, un pugno alla testa, fino a che, Willy non ha retto alla forza degli energumeni esperti in arti marziali ed inutile si è rivelato ogni tentativo di salvarlo. I pm della Procura di Velletri, nelle repliche, depositate alle parti nei giorni scorsi, scrivono che i fratelli Bianchi hanno dato “sfogo al loro impulso violento, approcciandosi alla folla con il solo intento di ledere e non recedendo dal proprio proposito criminoso nonostante i tentativi” di alcuni presentidi spiegare come non vi fosse assolutamente la necessità di adoperare violenza”.