Dalle lettere che Filippo Turetta, reo confesso del femminicidio di Giulia Cecchettin, ha scritto in penitenziario, non ci sono dubbi sul fatto che volesse manipolare Giulia Cecchettin, minacciandola di togliersi la vita, sino a quando, rendendosi conto che questa cosa non funzionava, l’ha tolta di mezzo in un modo barbaro, dal momento che, proprio per la sua efferatezza, il delitto della giovane studentessa è tra i più forti della cronaca nazionale.
Poco prima dell’ultimo giorno terreno di Giulia, Filippo nella sua mente pensava “O lei o niente”, mentre, recluso in cella, scrive: “Faccio fatica a scriverlo perché adesso mi sembra ridicolo e brutto come pensiero, ma mi sembrava ingiusto che io avessi intenzione di suicidarmi e lei in questo non avrebbe vissuto e avuto alcuna conseguenza quando, secondo me, quei giorni – per la maggior parte – erano le sue scelte ad avermi portato a quella situazione. È veramente difficile da ammettere, ma la verità è che avevo pensato che avrei potuto toglierle la vita“.
Il fatto di voler continuare ad essere amico della sua ex, era solo un modo per controllarla, temendo che col suo carattere, timido, potesse essere escluso. Ma veniamo ad un capitolo molto importante, quello delle scuse, un argomento di certo di non poco conto.
Oggi , nel giorno della sentenza, ci si chiede se, in qualche modo, Turetta abbia chiesto scusa a qualcuno. Il reo confesso del femminicidio di Giulia Cecchettin è consapevole che il perdono non può essere chiesto né accettato, dicendo: “Le scuse mi sembrano così minuscole rispetto al dolore che ho causato a lei e a tante altre persone e all’ingiustizia gravissima che ho commesso. Per gli stessi motivi non ho mai chiesto perdono e non mi sentirei di farlo neanche in questo momento e non perché non sono pentito di quello che ho fatto o perché possa non interessarmi. Penso che solamente pensarci in questo momento sarebbe ridicolo e fuori luogo”. Niente scuse e niente richieste di perdono, dunque.
Turetta, riconoscendo la gravità del suo reato continua con queste parole: “ penso che sia molto, ma molto difficile perdonare delle azioni di questo genere. E semmai fosse ammissibile una minima apertura su un discorso di perdono io penso sia necessario tempo, molto tempo. (…) Io non mi sentirei affatto di volere o chiedere del perdono a nessuno in questo momento. Anche se fosse concesso io penso non sarebbe reale sentito ma sarebbe qualcosa che mi sembra un po’ falso, superficiale. Mi dispiace. Mi dispiace infinitamente per tutto quello che ho fatto” . Intanto cresce l’attesa per la sentenza che verrà emessa oggi, 3 dicembre, in cui Filippo rischia la comminazione dell’ergastolo.