Il femminicidio di Federica Torzullo rappresenta l’ennesima testimonianza di una violenza che affonda le radici in dinamiche di potere, controllo e sopraffazione. La sua storia richiama l’attenzione su una realtà che continua a colpire in modo sistematico e trasversale, senza distinzione di età , ceto o contesto sociale.
Scomparsa l’8 gennaio 2026 da Anguillara Sabazia, dopo circa dieci giorni di ricerche, il corpo senza vita di Federica è stato finalmente rinvenuto sotterrato in un terreno adiacente alla ditta del marito, luogo della sua attività lavorativa. Secondo quanto ricostruito, il corpo era sepolto sotto terra e coperto da rovi, elemento che ha spinto gli investigatori a considerare fin dall’inizio un tentativo di occultamento.
Le indagini hanno portato all’arresto del marito, Claudio Agostino Carlomagno, ora accusato di delitto volontario aggravato dalla relazione affettiva e di occultamento del corpo. Gli inquirenti hanno trovato tracce ematiche all’interno dell’abitazione coniugale, sulla sua auto e sul mezzo della ditta, elementi che hanno consolidato il quadro probatorio a carico dell’uomo.

Il tremendo accaduto ha ovviamente implicazioni anche sul fronte familiare: insieme alla coppia viveva un figlio di dieci anni, per il quale è stato nominato un avvocato curatore speciale per seguire la fase giudiziaria e garantire adeguata tutela.
Secondo quanto emerso dall’istruttoria finora, il Procuratore capo di Civitavecchia ha descritto il delitto come estremamente violento, tanto che il corpo di Federica risultava in parte irriconoscibile. Vi sono indicazioni che il marito avrebbe tentato di danneggiare il corpo per ostacolare il riconoscimento. Le forze dell’ordine hanno assistito ad una scena da brividi al momento del ritrovamento. “Il marito le aveva…”: ecco tutti i dettagli nella seconda pagina.