
La scomparsa di Federica Torzullo, 41 anni, ha avuto inizio nella più assoluta normalità. Quella che sembrava una giornata come tante, scandita tra il lavoro alle Poste, il marito Claudio Carlomagno e il figlio di dieci anni, si è trasformata improvvisamente in incubo.
Poi, l’8 gennaio, un silenzio improvviso. Inizialmente, nessun allarme. Persino la mattina dopo, la routine sembrava proseguire digitalmente. Alle 7:33 del 9 gennaio, la madre di Federica, Roberta, chiede via WhatsApp cosa mettere nelle crêpe per il nipote. La risposta arriva ventidue minuti dopo: “Nutella”. Un attimo dopo, una correzione: “Marmellata”.
È stato questo scambio, banale all’apparenza, a innescare i primi dubbi. Perché in quella casa, per precisa scelta della nonna, la Nutella non era mai entrata. Quella colazione mai cucinata divenne la prima, cruciale incrinatura in una messinscena. Perché mentre i messaggi venivano inviati dal telefono di Federica, la realtà era già un’altra. Gli investigatori, incrociando dati e rilievi, trovarono tracce di sangue in soggiorno e sull’auto del marito.

Il cellulare agganciava ancora la cella di casa, ma la donna era sparita. La ricostruzione degli inquirenti è netta: Claudio Carlomagno, 45enne titolare di un’impresa di movimento terra, avrebbe tolto la vita alla moglie la sera dell’8 gennaio, al culmine di una lite. Avrebbe poi cercato di creare un alibi digitale, usando il suo telefono per simulare una normale mattinata.
Ma non conosceva – o aveva sottovalutato – le piccole, ferree abitudini domestiche. Quel riferimento alla Nutella fu l’errore che fece crollare la finzione. Dieci giorni dopo la scomparsa, il 18 gennaio, il tremendo ritrovamento: il corpo di Federica era sepolto in una buca, coperto da rovi, all’interno dell’azienda di famiglia. Claudio Carlomagno è ora recluso nel penitenziario, accusato di omicidio aggravato.