
Il velo di mistero che avvolgeva la famiglia nel bosco è stato parzialmente sollevato dalla testimonianza di Rachel, la zia dei bambini, che ha fatto delle dichiarazioni davvero toccanti.
La donna ha raccontatoi dettagli della drammatica videochiamata tra Catherine e i suoi figli. Quello che doveva essere un contatto sereno si è trasformato in 40 minuti di urla strazianti, durante i quali la donna è apparsa visibilmente alterata e lontana dalla realtà.Secondo quanto emerso, la conversazione è avvenuta mentre Catherine si trovava ancora nel suo rifugio tra gli alberi, dopo essersi allontanata dalla casa famiglia di Vasto dove era stata trasferita per un breve periodo.
La zia Rachel ha descritto una scena di caos emotivo, spiegando che i bambini sono rimasti profondamente turbati dalle condizioni della madre, che appariva completamente trasformata.Le autorità e i servizi sociali seguono con estrema attenzione l’evolversi della situazione, cercando di garantire la sicurezza del 44enne e dei suoi figli piccoli, coinvolti in questo isolamento volontario che dura ormai da tempo.

La zia ha riferito che, durante il collegamento, Catherine non sembrava riconoscere pienamente la gravità della situazione, manifestando un distacco preoccupante dal benessere dei minori.Nel frattempo, le indagini proseguono per chiarire come la donna sia riuscita a mantenere questo stile di vita estremo e quali siano le sue reali intenzioni per il futuro della famiglia. Il racconto della zia Rachel mette in luce una dinamica tossica, fatta di pressioni e di una visione distorta della libertà, che ha portato i bambini a vivere un’esperienza di forte disagio sotto gli occhi impotenti dei parenti.
La vicenda resta aperta, con le istituzioni impegnate a trovare un equilibrio tra il diritto alla scelta individuale di Catherine e la necessità di proteggere i minori da un contesto di potenziale pericolo. Il segnale inviato da quella videochiamata è stato un grido d’aiuto che ha rotto il silenzio della foresta, portando alla luce la sofferenza silenziosa di chi, in quel bosco, non ha voce per ribellarsi.