
Il punto più delicato della notte è arrivato con un messaggio diretto ai governi europei. Da Teheran è infatti arrivato un avvertimento che ha immediatamente fatto scattare l’allarme nelle cancellerie occidentali: i Paesi europei potrebbero diventare “obiettivi legittimi” qualora decidessero di sostenere militarmente l’operazione guidata da Stati Uniti e Israele.
A pronunciare queste parole al vetriolo è stato il vice ministro degli Esteri iraniano Majid Takht-Ravanchi, che ha accusato l’Occidente di aver imposto il conflitto all’Iran dopo il fallimento dei negoziati con Washington. Secondo la linea ufficiale della Repubblica islamica, qualsiasi Paese che offrirà supporto diretto alle operazioni militari contro Teheran rischierà di essere coinvolto in azioni militari.
Le dichiarazioni arrivano mentre gli Stati Uniti stanno valutando nuove opzioni strategiche. Secondo fonti vicine all’amministrazione americana, il presidente Donald Trump avrebbe discusso con i propri consiglieri l’ipotesi di inviare un contingente limitato di truppe sul territorio iraniano. Non si tratterebbe di un’azione su larga scala, ma di un’operazione mirata con obiettivi specifici, tra cui la messa in sicurezza di materiali sensibili come l’uranio e il controllo di alcune infrastrutture energetiche chiave in uno scenario postbellico.

Sul piano militare, Washington rivendica già risultati importanti. Dalla Casa Bianca il presidente ha sostenuto che diversi attacchi avrebbero colpito strutture strategiche e gruppi della leadership militare iraniana, riducendo significativamente le capacità operative del Paese. Dichiarazioni che, tuttavia, non hanno fermato la risposta di Teheran, che continua a lanciare razzi verso Israele.
In questo clima di crescente tensione, l’Europa osserva con crescente preoccupazione l’evoluzione degli eventi. La prospettiva che le nazioni europee siano coinvolte direttamente potrebbe trascinare il continente in una crisi militare e geopolitica di portata globale.