Elena del Pozzo, la folla presente al funerale rimane senza parole: ecco cos’è successo (1 di 2)

Ascolta questo articolo

E’ arrivato il giorno dell’ultimo saluto, dell’arrivederci oserei dire, del distacco corporeo dalla dimensione terrena. Ore toccanti, ore in cui tutta Catania  e tutti gli italiani sono avvolti dal silenzio, ancora sgomenti dinnanzi ad uno degli episodi di cronaca nera più efferati degli ultimi tempi.

Per molti è contro natura che una madre possa macchiarsi di un simile reato, uccidere il sangue del suo sangue, colei che ha messo al mondo; molti altri si astengono dal commentare e poi c’è chi, proprio non riesce a vedere, se non con gli occhi insanguinati di un’assassina, quella madre 23enne,  che è stata capace di architettare una messinscena dopo aver accoltellato a morte, con 11 fendenti, di cui uno che le ha reciso l’arteria succlavia, la sua piccola.

Una mattanza, un martirio di una crudeltà estrema, spietato, nel vano tentativo di Elena, dinnanzi a quei colpi che da lì a poco l’avrebbero uccisa, di difendersi ma, alla fine, la furia della madre, ha prevalso. La determinazione della madre, che si è ostinatamente accanita su quel corpicino,  ha avuto la meglio e per la bambina non c’è stato nulla da fare.

Il suo corpicino, contenuto in sacchetti della spazzatura, è stato sepolto parzialmente in quel terreno incolto in cui era stata portata con l’inganno, ricoperto con la cera lavica dell’Etnea ed è lì che è rimasto per una notte intera, prima che la stessa Patti, messa alle strette da un interrogatorio serrato, l’ha fatto ritrovare, per poi confessare di essere stata lei a commettere l’omicidio, senza fornire una motivazione al suo gesto.

Molti, troppi dubbi ancora da risolvere attorno a questo efferato omicidio, anche se  i  “non ricordo”, lentamente, stanno cedendo il posto ad una ricostruzione più organica dell’accaduto, dagli ultimi istanti di vita della piccola, sino alla sua sepoltura, ipotizzando che il cadavere possa essere stato occultato con l’aiuto di un complice.