
Il partito guidato dalla Premier scivola al 27,9%, lasciando sul terreno quasi un punto percentuale in pochi giorni.
Una flessione che non è solo numerica, ma politica: il partito paga lo scotto di una stagione turbolenta, segnata da un valzer di poltrone senza precedenti.
In questo scenario di crisi, Lega e Forza Italia sembrano reggere l’urto, mostrando una resilienza che paradossalmente accentua le frizioni interne alla coalizione. Ma è sul fronte opposto che si registra il dinamismo maggiore.

Il Partito Democratico sale al 22,0% (+0,4%), mentre il Movimento 5 Stelle tocca il 12,9% (+0,5%). Questi incrementi, seppur millimetrici, sommati alla tenuta degli altri alleati, permettono al cosiddetto “Campo Largo” di compiere il sorpasso simbolico: 45,2% contro il 44,8% del centrodestra. Uno scarto minimo, inferiore allo 0,5%, che però sposta l’asse psicologico del confronto. Mentre i colossi lottano per la supremazia, la galassia dei partiti minori vive fasi alterne. L’alleanza Verdi/Sinistra arretra leggermente al 6,4%, mentre Futuro Nazionale rosicchia consensi portandosi al 3,3%.
In affanno l’area centrista: Azione cala al 3,1%, con Italia Viva (2,3%) e +Europa (1,5%) che faticano a trovare una collocazione incisiva in un sistema che sta tornando prepotentemente bipolare. Il Terzo Polo, ormai ridotto a un’ombra del passato, si attesta complessivamente al 5,3%. Rispetto al 2022, la metamorfosi è evidente. Se allora il centrodestra appariva come un monolite, oggi il panorama è quello di una frammentazione crescente.
Il Campo Largo sembra aver trovato la chiave per intercettare i delusi della maggioranza e gli elettori in uscita dai partiti minori, ma la sua leadership resta una scommessa legata alla capacità di mantenere unita un’eterogenea coalizione di scopo.
Gli analisti concordano: le prossime settimane saranno decisive. Senza una rapida ricomposizione delle fratture interne e una risposta chiara alle istanze emerse dal referendum, il centrodestra rischia di scivolare in una crisi di consenso ancora più profonda. Al contrario, l’opposizione è chiamata alla prova della maturità: trasformare un vantaggio statistico in un progetto di governo credibile. La sfida per il 2026 è ufficialmente aperta, e ogni singola mossa istituzionale potrebbe essere quella fatale per far crollare questo instabile castello di carte.