
Il caso della famiglia nel bosco, dopo la pronuncia del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, sta dividendo sempre più la pubblica opinione e ad esprimersi, stavolta, è stato proprio Nathan Trevallion, che ha puntato il dito contro una persona, nello specifico.
Dopo l’ultima ordinanza emessa dai giudici, Nathan ha preso posizione drasticamente contro la moglie, Catherine Birmingham. L’uomo, che finora si era mostrato più propenso al dialogo con le istituzioni, ha puntato il dito contro la compagna, definendo la situazione attuale come una punizione immeritata causata dall’ostruzionismo di lei.A scatenare l’ira del 44enne britannico è stata la gestione del rapporto con i servizi sociali e il percorso tracciato dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila.
Nathan accusa apertamente Catherine di aver adottato un atteggiamento ostativo che avrebbe compromesso la possibilità di mantenere l’unità familiare, portando alla decisione dei magistrati di confermare l’allontanamento dei figli.Il contesto di questo affrontoverbale nasce tra le colline di Palmoli, dove la coppia aveva stabilito la propria dimora senza acqua corrente né elettricità.

La lite durissima è divampata proprio sulla diversa strategia da seguire: mentre lui cercava una via collaborativa, lei sarebbe rimasta ferma sulle sue posizioni radicali, provocando, secondo l’uomo, ilcrollodel loro progetto di vita.I Carabinieri e le autorità locali, che monitorano la vicenda da tempo, hanno assistito a un deterioramento costante dei rapporti tra i due coniugi, culminato in dichiarazioni cariche di risentimento.
Nathan ha espresso un profondo malessere, dichiarando di sentirsi toccato nel profondo dauna scelta non sua che lo sta portando a perdere ciò che ha di più caro.Al momento, le posizioni restano distanti e la tensione altissima, con Catherine che continua a difendere la legittimità della loro scelta esistenziale. Il futuro della famiglia rimane appeso alle prossime mosse dei legali e alle relazioni dei periti, mentre il sogno della vita nei boschi si è ormai trasformato in un campo di battaglia giudiziario.