
I dati tecnici hanno subito confermato l’entità dei due episodi, fornendo una mappa precisa del tremore. In Friuli Venezia Giulia, la terra ha tremato con una magnitudo di 2.9, localizzando l’epicentro a soli tre chilometri dal comune di Andreis.
La scossa, avvenuta precisamente alle 6.36, ha interessato un’area montana già nota storicamente per la sua moderata attività sismica.Nonostante l’intensità non estrema, la percezione è stata netta, scatenando numerose chiamate ai numeri d’emergenza della zona.
I Vigili del Fuoco e la Protezione Civile si sono attivati immediatamente per i controlli di rito, ma fortunatamente non sono stati segnalati danni a persone o strutture, confermando la resistenza degli edifici locali.Sul fronte siciliano, l’evento è stato leggermente più intenso e precoce. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha infatti registrato un sisma di magnitudo 3.0 nel palermitano, con orario fissato alle 6.03. Il punto di origine è stato individuato a circa 5 chilometri di distanza da Sclafani Bagni, a una profondità di 8 chilometri.

Anche in questo caso, l’azione violenta del sottosuolo è stata chiaramente avvertita dalla popolazione locale e nei comuni limitrofi, ma il monitoraggio costante delle autorità non ha rilevato criticità strutturali.
Il 44enne sindaco di una delle località coinvolte ha confermato che la situazione è rimasta sotto controllo, pur ammettendo il grande spavento della comunità.Dopo lo shock iniziale, la normalità ha ripreso lentamente il sopravvento sia ad Andreis che a Sclafani Bagni. La giornata di sabato è proseguita sotto il segno della vigilanza, con le istituzioni impegnate a rassicurare i cittadini sulla natura strumentale e non distruttiva di questo doppio risveglio sismico.