Oltre al Covid che è un pericolo tutt’altro che archiviato, come mostra l’incremento dei casi registrato nelle ultime setttimane, c’è un dato preoccupante: quello del boom di neoplasie, dopo la pandemia. In quest’anno che sta volgendo al termine, ci sono state 395mila nuove diagnosi, di cui 208mila negli uomini e 187mila nelle donne.
Dalla fine della pandemia ad oggi, ossia in 3 anni, c’è stato un aumento davvero sconvolgente di diagnosi di neoplasie. Ma qual è la neoplasia più diffusa? A dircelo è il censimento ufficiale che, nella sua tredicesima edizione, frutto del lavoro instancabile di Aiom, Ons, Passi, Passi d’Argento e della Società Italiana di Anatomia Patologica e di Citologia Diagnostica (SIAPeC-IAP), condensato all’interno di un volume aggiornato al 2023, ci mostra le neoplasie più diagnosticate.
La neoplasia maggiormente diagnosticata nell’ultimo anno è il carcinoma mammario, con 55.900 casi, cui seguono le neoplasie del colon-retto (50.500), del polmone (44.000), della prostata (41.100) e della vescica (29.700). Purtroppo nei prossimi 20 anni, il assoluto annuo di nuove diagnosi oncologiche in Italia è destinato ad aumentare e, si stima, che tale aumento, in un anno, sarà dell’1,3% negli uomini e dello 0,6% nelle donne. Sei decessi, grazie ai passi avanti nel settore oncologico, in moltissimi casi sono stati evitati, ci sono dei fattori di rischio, ossia fattori che contribuiscono all’insorgenza del brutto male, da tenere in considerazione. E’ risaputo che il fumo di sigaretta è uno di essi, sapendo quanto nocivo per il nostro organismo sia il tabacco.
Accanto ad esso, si aggiungono altri fattori come il sovrappeso, l’obesità e il diabete per la neoplasia del pancreas e l’esposizione ai raggi solari per il melanoma. Ovviamente gli esperti invitano a ridurre al massimo la sedentarietà. Purtroppo si è verificata una drastica adesione degli italiani allo screening mammografico e colorettale, ad esempio, indice di quanto la diagnosi precoce venga ignorata, pur sapendo quanto sia preziosa.
Nel rimarcare l’importanza del rapporto stilato, il nostro ministro della Salute, Orazio Schillaci, sottolinea quanto doveroso sia continuare a lavorare “per rafforzare la cultura della prevenzione primaria e secondaria” partendo” dai più giovani, dall’adozione di stili di vita salutari per ridurre i fattori di rischio individuali alla promozione degli screening, aumentandone i livelli di copertura, riducendo la disomogeneità territoriale e aprendo alla prospettiva di estenderli a tumori attualmente non compresi nei programmi nazionali”. Schillaci ha posto l’accento su quanto l’individuazione di una neoplasia nelle sue fasi iniziali assicuri un tasso di sopravvivenza maggiore e una migliore qualità della vita. Un messaggio importante che va diffuso, anche col prezioso contributo delle associazioni.