Diana, arriva l’autopsia sul corpo della piccola: cosa è emerso (1 di 2)

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Oggi è stato il giorno dell’autopsia sul corpicino della piccola Diana Pifferi, la bimba di 18 mesi, nata il 29 gennaio scorso, ritrovata cadavere dalla madre-assassina Alessia Pifferi, che incessantemente, dalla sua cella del carcere di San Vittore, continua a ripetere di non essere una cattiva madre. Quando i soccorritori sono entrati nel bilocale al primo piano al civico 20/16 di via Parea, a Ponte Lambro, si sono trovati di fronte una scena a dir poco agghiacciante: la piccola di un anno e mezzo sdraiata a pancia all’insù, con addosso solo una canottierina, pallida, con gli occhi socchiusi, la bocca semiaperta, le labbra, le mani e i piedini violacei.

Ma ripercorriamo cosa è accaduto l’11 luglio. La Pifferi, che peraltro diverse volte si era recata a Milano per accompagnare il compagno a lavoro, senza mai passare di casa a controllare che la piccola fosse viva, intorno alle 10:30 si è rivolta disperata alla vicina, urlando che sua figlia non respirava più. Sarà proprio la donna a chiamare il 118 perché lei non lo aveva ancora fatto, in preda al panico.

Dai primi accertamenti è emerso che la piccola Diana è deceduta almeno 24 ore prima del ritrovamento. Oggi, oltre all’effettuazione dell’esame autoptico per accertare la causa della morte, probabilmente avvenuta per stenti, i consulenti medici eseguiranno esami radiologici, oltre ad esami tossicologici sulle tracce di latte nel biberon per chiarire, una volta per tutte, se la bambina sia stata sedata con alcune gocce di benzodiazepine, dato che in cucina è stato ritrovato un flacone di En, un ansiolitico.

Alessia Pifferi ha sempre negato di aver dato tranquillanti a sua figlia.. ipotesi che ha preso piede dalla testimonianze dei vicini che, in 6 giorni, non hanno mai sentito un pianto, un urlo provenire dall’abitazione dove la piccola è stata ritrovata senza vita. Come è possibile che non abbia pianto per la sete, per la fame, per il caldo, per il pannolino? Insomma…. parliamo di una piccola di 18 mesi e sono domande assolutamente lecite queste.

Riguardo all’En, la madre assassina ha sempre detto che lo aveva portato in casa sua un signore del quale non ricorda il nome, che aveva frequentato a inizio 2022, durante una pausa nella relazione con il suo attuale compagno, l’elettricista 58enne di Leffe. Ha affermato, invece, di aver somministrato a Diana solo tachipirina sotto forma di gocce perché a suo dire, la piccola era particolarmente capricciosa o per il caldo o per via dei dentini che le stavano spuntando. Vediamo, finalmente, cosa è emerso dall’esito dell’autopsia.