
Il protagonista di questa vicenda è Luigi Di Maio, che dal 1° giugno 2023 ricopre il ruolo di Rappresentante speciale dell’Unione europea per il Golfo Persico. Si tratta di una carica istituita per rafforzare la presenza diplomatica dell’Ue in una delle aree più strategiche a livello globale.
Il mandato, inizialmente previsto fino al 2025, è stato prorogato fino al 28 febbraio 2027, segnale di una valutazione positiva da parte delle istituzioni europee. Tuttavia, nonostante il contesto internazionale segnato da crisi e tensioni, il suo operato è rimasto poco visibile nel dibattito pubblico.
Dal punto di vista economico, l’incarico prevede uno stipendio di circa 15mila euro netti al mese, a cui si aggiungono indennità, rimborsi e benefit. Le spese operative, tra cui viaggi, sicurezza e logistica, sono interamente coperte dall’Unione europea.

L’attività svolta rientra nella cosiddetta “diplomazia silenziosa”, con missioni nei Paesi del Golfo, incontri istituzionali e lavoro su dossier legati a energia, sicurezza e cooperazione strategica. Un impegno che, secondo alcuni osservatori, non ha prodotto risultati visibili sul piano pubblico.
Intanto, all’orizzonte emerge una possibile nuova nomina: quella a Coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, con un ruolo da sottosegretario generale. Una prospettiva che riaccende il dibattito su costi, efficacia e impatto reale di queste figure negli equilibri internazionali.