Denise Galatà ha perso la vita mentre faceva rafting, precipitando, martedì 30 maggio, nelle acque impetuose del Fiume Lao, nei pressi di Laino Borgo, sul Pollino, mentre faceva canoa insieme ad alcuni compagni e professori del liceo statale Rechichi di Polistena, un comune in provincia di Reggio Calabria.
L’’esame autoptico eseguito nell’obitorio dell’ospedale “Giannettasio” di Corigliano Rossano parla di annegamento traumatico. Sul corpo Denise vi erano fratture a una gamba e a un braccio ma non alla testa e trapasso determinato da asfissia da annegamento. L’autopsia offre un primo quadro medico legale che sarà utile al procuratore di Castrovillari, Alessandro D’Alessio e al pm Simona Manera, per far luce sulla fine della studentessa, ingoiata dalle rapide del fiume Lao.
Denise è stata ritrovata con i polmoni pieni d’acqua fluviale. Il suo corpo senza vita ha parlato, in quanto presenterebbe lesioni riconducibili alla furia delle correnti e al contatto con arbusti e rocce contro cui ha urtato, prima di impigliarsi su un tronco. I Vigili del fuoco hanno rinvenuto il corpo della studentessa, incastrato sott’acqua, a 60 metri dal punto in cui il gommone su cui viaggiava con i compagni di liceo si è capovolto. A mezzo stampa apprendiamo che la studentessa diciottenne aveva perso il caschetto e che i magistrati inquirenti della città del Pollino stanno facendo i dovuti approfondimenti su questo punto.
All’autopsia ha preso parte anche Giuseppe Maurelli, perito nominato dalla sindaca Mariangelina Russo, indagata d’ufficio nell’inchiesta insieme ad altre nove persone. Inoltre, anche sul fronte scolastico gli Ispettori dell’Ufficio Regionale stanno procedendo con gli accertamenti sul Corpo Docente, tra i quali la preside, Francesca Maria Morabito, e i docenti che hanno preso parte alla gita sul Pollino. Gli inquirenti, anche attraverso la nomina di esperti consulenti, vogliono accertare se casco, muta e giubbotto, tutti e tre posti sotto sequestro insieme ai gommoni, fossero omologati e avessero il relativo certificato di idoneità. Ma non è tutto, in quanto vogliono verificare se le taglie fatte indossare a Denise risultassero confacenti pienamente alla corporatura della studentessa. Resta da capire come mai la ragazza abbia perso il caschetto, dunque se era troppo largo o non allacciato in modo adeguato.
I pubblici ministeri lavorano per verificare la prevedibilità dell’evento fatale considerando che il giorno della tragedia la Protezione civile aveva diffuso un bollettino segnalando lo stato di “allerta gialla”. Le Procura sta inoltre attenzionando l’abilitazione delle guide turistiche messe a disposizione degli studenti-escursionisti. Il trapasso di Denise era imprevedibile oppure è avvenuto per negligenza da parte di qualcuno?