
La conferma ufficiale è arrivata all’alba: Israele ha lanciato un massiccio a*tacco aereo contro i terminal petroliferi dell’Iran, in particolare nell’area strategica dell’isola di Kharg. L’operazione, condotta con caccia di ultima generazione, ha preso di mira i depositi e le stazioni di pompaggio, causando danni incalcolabili che potrebbero paralizzare l’export di greggio iraniano per mesi.
Secondo le fonti del Pentagono, i m*ssili a lungo raggio, a grappolo, hanno colpito almeno tre siti chiave, eludendo i sistemi di difesa forniti dalla Russia. Il governo di Teheran ha immediatamente convocato il Consiglio supremo di sicurezza nazionale, parlando di un atto di g*erra che non resterà impunito, mentre il leader supremo Ali Khamenei ha promesso una risposta “d*vastante” contro gli interessi israeliani e i loro alleati.
A rendere la situazione ancora più critica è il coinvolgimento del traffico marittimo, con diverse navi cisterna che hanno invertito la rotta per evitare il raggio d’azione del c*nflitto e una autostrada bloccata per via delle fiamme visibili.

Gli Stati Uniti, pur non partecipando direttamente all’azione, hanno schierato unità navali aggiuntive per garantire la protezione delle rotte commerciali, temendo una chiusura forzata dello stretto da parte delle Guardie della r*voluzione.
Le prime stime parlano di una riduzione della produzione iraniana di oltre il 50%, una f*rita che mette in ginocchio le entrate dello Stato. Mentre il fumo continua a levarsi dalle coste, la comunità internazionale osserva con il fiato sospeso i movimenti dei Pasdaran, che avrebbero già posizionato batterie missilistiche verso le basi americane nella regione e verso le città israeliane, pronti a far scattare la ra*presaglia finale.