Davide è morto, era stanco e aveva un po’ di febbre: se ne è andato pochi giorni dopo il suo ricovero (1 di 2)

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Sono tantissimi i genitori orfani in Italia. Da cronista, diverse volte mi è capitato di abbracciarli forte, stringerli al mio petto, piangere insieme a dirotto. Ho ascoltato alcune delle loro storie che sono un colpo al cuore.

Sono storie di famiglie devastate da una morte che definiamo contro natura; la morte di un figlio. Visitare i reparti oncologici o, più in generale, i reparti di bambini che, da guerrieri, non hanno più paura di nulla, ci fa sentire piccoli.

Perché loro troppo presto hanno dovuto smettere di avere la loro età, per indossare i panni di supereroi. E se i capelli cadono via, il fisico è provato da dolori lancinanti che non si tengono a bada con nulla, questi piccoli grandi uomini e queste piccole grandi donne hanno da insegnarci tutto.

Ci fanno coraggio, quando dovremmo essere noi a sorreggerli; ci invitano a mettere da parte le lacrime per far posto al sorriso, ci dicono che quando Dio vorrà, sono pronti ad andare in Paradiso, se hanno fatto i buoni.

Fino a che arriva l’ora, la maledetta ora del distacco terreno. Ed è quando il cuore cessa di battere, che ci rendiamo conto che il tempo è finito, che la clessidra ha terminato di far scorrere i suoi granelli di sabbia.