Daniela Ruggi e il mistero del figlio: “Tanti uomini si sono approfittati di lei” (2 / 2)

L’attività degli inquirenti si concentra ora sulla dinamica di quella permanenza nella torre, cercando di stabilire se Daniela Ruggi fosse sola o se qualcuno l’avesse accompagnata in quel luogo così impervio.

I Carabinieri di Modena, sotto il coordinamento della Procura, stanno analizzando con estrema cura i reperti biologici e gli oggetti personali rinvenuti nel sito di Montefiorino. L’obiettivo è ricostruire le ultime ore della donna, scomparsa a 42 anni, e dare un nome a chi potrebbe aver avuto un ruolo nella sua fine.Il test di gravidanza acquistato dalla donna il 24 maggio del 2024, quindi 4 mesi prima circa della suaimprovvisa scomparsa.

Non solo: in una chat emerge la sua rabbia verso una persona, un presunto ex compagno che le avrebbe sottratto anni fa il suo bambino.Poteva essere davvero incinta Daniela? O quel test era frutto del suogrande desideriodi essere mamma, come spesso affermava dinanzi ai conoscenti? Questo testrappresenta un elemento chiave: se l’esito fosse stato positivo, il movente dell’evento potrebbe assumere contorni del tutto nuovi, legati a una paternità non voluta o a una lite scaturita proprio dalla notizia di quel bambino.Le persone che frequentavano Daniela la descrivono come una donna che spesso si accompagnava a uomini di passaggio, alcuni dei quali avrebbero potuto avere intenzioni tutt’altro che benevole, sfruttando la sua fragilità psichica e il suo bisogno d’amorealla sua necessità di lavarsi, di vestirsi, di mangiare qualcosa di caldo.

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Nei prossimi giorni, sono previsti ulteriori accertamenti sul rudere per verificare la presenza di altre tracce o di nascondigli che potrebbero aver conservato ulteriori indizi. La struttura, pericolante e difficile da ispezionare, richiede l’intervento di squadre specializzate capaci di muoversi in sicurezza tra le pietre millenarie.

Ogni centimetro quadrato della torre verrà setacciato, cercando quel frammento mancante che possa chiudere definitivamente il cerchio dopo tredici anni di mistero.Parallelamente, gli investigatori stanno incrociando i vecchi tabulati telefonici e le testimonianze dell’epoca con le nuove evidenze emerse dal ritrovamento. Si scava nel passato di Daniela, ripercorrendo i suoi spostamenti tra la provincia modenese e le zone limitrofe, a caccia di quel volto o di quel nome che all’epoca sfuggì alle ricerche. La comunità locale, colpita dalla crudezza del ritrovamento, attende che la giustizia faccia luce su una vicenda che per troppo tempo è rimasta sepolta sotto il peso del silenzio.