
Il nucleo dell’acceso botta e risposta verbale tra Iacchetti e Cruciani è stato ricostruito dalla stampa che si sta occupando, in primis, di capire da dove tutto è partito.
Esso risiede nelle durissime parole di Enzo Iacchetti, che durante un’ospitata televisiva ha descritto Giuseppe Cruciani come una persona con cui non vorrebbe mai avere nulla a che fare. Il volto storico di Striscia la Notizia ha usato toni netti, definendo il collega radiofonico un esempio di comunicazione che distrugge anziché costruire”, alimentando una polemica che ha fatto subito il giro del web.La reazione non si è fatta attendere: durante una puntata de La Zanzara, Cruciani ha replicato con il suo stile tagliente, respingendo le accuse di essere un “cattivo maestro”. Il giornalista ha sottolineato come le critiche di Iacchetti siano figlie di un pregiudizio radicato e di una visione superata della libertà di espressione e del linguaggio provocatorio.
Il conduttore de La Zanzara ha esordito dicendo: “Enzino Iacchetti ha tutto il diritto, d’altra parte in larghissima compagnia, a pensare tutto il male possibile dei cosiddetti sionisti, Israele, Netanyahu, eccetera .Può dire tutto quello vuole e lo dice, criminali, pezzi di mer***, schifosi, eccetera. E infatti lo dice. Tuttavia, per lui, non si può discutere su Gaza, gli viene dato del fascista. I democratici come te che a un certo punto della discussione vorrebbero prendere a pugni l’interlocutore. Ecco il democratico Iacchetti”, chiosando: “I democratici come Iacchetti “dicono su Gaza non si discute, cioè su Gaza non si può discutere . E allora fategli fare un monologo su Gaza”.

A gettare benzina sul fuoco è stato il riferimento a una presunta superiorità morale che Iacchetti avrebbe ostentato nel suo affronto. Cruciani ha ribadito con forza che il suo programma si limita a dare voce alla realtà, senza filtri, mentre le accuse del comico sono state bollate come un tentativo di censura culturale travestito da critica costruttiva. Nelle ore successive, il dibattito si è spostato sui social, dove i sostenitori di entrambi gli schieramenti hanno alimentato il caso.
Resta il segno di una distanza incolmabile tra due professionisti che, pur lavorando nello stesso settore, sembrano parlare lingue diverse e appartenere a mondi ormai impossibilitati a trovare un punto d’incontro. Il verdetto finale spetta come sempre al pubblico, testimone di una lite che va oltre il semplice gossip. La vicenda di Milano e degli studi di Radio 24 conferma come, dietro le quinte del successo, si nascondano spesso tensioni pronte a divampare al primo segnale di aperta ostilità.