Da quanto è trapelato nelle ultime ore sulle dichiarazioni rese da Filippo Turetta, il 22enne che ha ammesso di aver tolto la vita alla sua ex fidanzata, non avrebbe mai pronunciato il nome di Giulia. Ovviamente sono in tanti a chiedersi per quale motivo e se ne è parlato nel corso della puntata di Tagadà , andata in onda proprio ieri, 1 dicembre.
Ieri, lo ricordiamo, è stato un giorno molto importante: quello dell’autopsia di Giulia e dell’interrogatorio di Turetta davanti al pm. Tiziana Panella ha deciso di porre direttamente la domanda al suo ospite, lo psichiatra Paolo Crepet, che si è lasciato andare alla sua spiegazione.
Con la sua schiettezza e la sua saggezza, l’esperto ha detto: “Se si arriva ad un delitto di questo genere è perché si è diventati totalmente indifferenti. L’indifferenza porta ad un allontanamento dal tuo oggetto d’amore, che dovrebbe essere soggetto, ma in questo caso è oggetto”.
Crepet ha proseguito così: “E‘ un lento avvicinamento all’allontanamento e non è un gioco di parole. Devo allontanarmi da quella persona, la devo rendere oggetto, cosa e allora la ucciderò altrimenti non puoi farlo e facendolo non la riconosci più, non ha più un nome”.
Lo psichiatra ha chiosato: “Non è una creatura, è un oggetto come un vaso che si può rompere e poi si chiede scusa, si chiede perdono ma poi si ricomincia o si vorrebbe ricominciare. Spero che tutta questa vicenda non venga facilmente incanalata da una perizia psichiatrica per avere uno sconto di pena. I ragazzi vanno educati“. Parole che lasciano il segno, quelle del saggista, espressosi varie volte sul femminicidio di Giulia, che lo ha commosso nel profondo, e con consigli rivolti ai genitori di Filippo. Anche questa volta, le sue dichiarazioni non sono passate inosservate, invitando ad una doverosa riflessione.