
Dopo giorni di silenzio e apprensione, Eleonora Palmieri, la 29enne rimasta gravemente ferita nel rogo di Capodanno, ha deciso di affidare ai social un messaggio carico di emozione. Dall’ospedale Niguarda di Milano, dove è attualmente ricoverata in condizioni stabili ma ancora delicate, la giovane ha descritto quei momenti come istanti di vera paura che hanno segnato per sempre la sua esistenza.
Mentre mette tutte le sue forze per la propria guarigione, ha sottolineato l’importanza del sostegno ricevuto, pur avendo scelto successivamente di cancellare il post per mantenere il riserbo necessario in questa fase di recupero.
“Qui nel reparto di terapia intensiva del Niguarda di Milano stiamo combattendoper guarire giorno dopo giorno… ma un pensiero va agli angeli che non ce l’hanno fatta. Non smettete mai di onorare la vita!”, ha scritto, aggiungendo: “Dietro ogni articolo e ogni titolo di giornale, c’è stata la vita vera. Quella fatta di paura, ma soprattutto di coraggio e forza per andare avanti”. Poi i ringraziamenti a chi le è rimasto accanto: “Voglio dire grazie a chi non ha mai lasciato la mia mano: alla mia famiglia, il mio porto sicuro, e al mio fidanzato che è rimasto insieme a me anche in quella stanza di ospedale. Un ringraziamento immenso va ai medici e a tutto il personale sanitario degli ospedali che mi stanno curando con estrema professionalità e umanità. Se oggi sono qui a raccontarlo, è anche merito vostro”.

Le autorità locali e i soccorritori intervenuti quella notte continuano a lavorare per ricostruire l’esatta origine del rogo, mentre la famiglia della 29enne si è stretta attorno a lei nel capoluogo lombardo. La comunità di Crans-Montana segue con apprensione l’evoluzione del quadro clinico, sperando che la forza mostrata da Eleonora nelle sue prime dichiarazioni possa condurla verso una completa risoluzione.
Nonostante la prognosi resti legata al tempo, il messaggio della sopravvissuta resta un segno di speranza. “Lottiamo per guarire”, aveva scritto Eleonora, definendo il percorso che la attende non solo come una sfida medica, ma come una vera e propria missione per riprendersi la vita che quella notte di festa ha rischiato di spezzare per sempre.