Conclave, la decisione choc a poche ore dall’inizio (2 / 2)

Alla vigilia del conclave che inizierà mercoledì 7 maggio, le manovre dietro le quinte si fanno sempre più intense. Nonostante i profili concilianti e internazionalmente apprezzati del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, e del cardinale Luis Antonio Tagle, prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione dei Popoli, i due si trovano ora sotto il fuoco incrociato di accuse e critiche che arrivano sorprendentemente proprio dal fronte “bergogliano”.

Il cardinale Parolin, da tempo figura chiave nella diplomazia vaticana, viene visto da alcuni come troppo moderato per portare avanti l’agenda riformista di Francesco. Non mancano nemmeno voci che lo descrivono come troppo vicino a dinamiche curiali che il Papa uscente ha spesso criticato.

Allo stesso tempo, Tagle, già considerato in passato un possibile “Papa asiatico”, è accusato da alcuni confratelli di mancare del carisma necessario per guidare una Chiesa sempre più complessa e divisa, oltre che di non aver inciso abbastanza nel suo ruolo missionario. Dietro queste critiche si nasconde una verità scomoda: anche tra i cardinali creati da Francesco, oggi si avvertono rivalità.

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Il fronte che avrebbe dovuto presentarsi compatto rischia di spaccarsi. L’ala più progressista teme un ritorno alla diplomazia vaticana più prudente, mentre alcuni moderati vorrebbero un Papa meno carismatico e più gestore. Le manovre si intensificano nelle ore che precedono l’ingresso nella Cappella Sistina.

Alcuni cardinali, soprattutto africani e latinoamericani, avrebbero iniziato a sondare nomi alternativi che possano raccogliere consenso trasversale. La figura di Zuppi, pur vicina a Francesco, appare più isolata, mentre emergono outsider con profili più sobri o provenienti da aree meno centrali della Chiesa. Il conclave si annuncia dunque imprevedibile, e il rischio di uno stallo nei primi scrutini è sempre più concreto.