Chi erano Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, genitori dell’uomo che ha tolto la vita a Federica Torzullo (2 / 2)

Una nuovo dramma ha colpito la comunità di Anguillara Sabazia, nel Romano. Ieri mattina sono stati trovati senza vita, impiccati nella loro abitazione, Pasquale Carlomagno, 69 anni, e Maria Messenio, 65. La coppia era genitore di Claudio Carlomagno, l’uomo arrestato e accusato del delitto della moglie Federica Torzullo, avvenuto pochi giorni fa.

I due coniugi erano figure ben conosciute nella vita locale. Lei, Maria Messenio, ex poliziotta, aveva ricoperto fino a pochissimo tempo fa il ruolo di assessora alla Sicurezza del Comune, incarico a cui aveva rinunciato immediatamente dopo l’arresto del figlio. Il marito, Pasquale, titolare di un’impresa in cui lavorava anche Claudio, era finito nel mirino delle indagini: le telecamere lo avevano ripreso a bordo del suo furgone fermarsi per nove minuti davanti alla casa della coppia nelle ore cruciali del delitto, un dettaglio riportato nell’ordinanza di custodia.

Prima di compiere il gesto estremo, avrebbero scritto una lettera all’altro figlio, Davide Carlomagno, per spiegare le proprie ragioni. La missiva è stata rinvenuta proprio nell’abitazione di Davide, che, insospettito, aveva allertato una zia. È stata lei, giunta sul posto, a chiamare i soccorsi e a fare la macabra scoperta. Sul luogo sono intervenuti i carabinieri per i rilievi, che da subito hanno orientato le indagini verso il gesto volontario.

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A commentare la scioccante notizia è stato l’avvocato Andrea Miroli, difensore di Claudio Carlomagno. “Il mio pensiero adesso va a mio assistito, che è stato informato ed è sorvegliato a vista, e a suo figlio, che in pochi giorni ha perso la mamma, i nonni e per molto tempo il padre”, ha dichiarato. Miroli ha poi sottolineato il peso insostenibile che grava sulle famiglie coinvolte in delitti così efferati.

L’avvocato ha quindi lanciato un appello al senso di responsabilità collettiva, riferendo di messaggi di odio letti sui social anche ieri, e invitando a una riflessione pubblica affinché simili episodi vengano trattati con il necessario rispetto, senza straripare dai confini della giustizia in una gogna mediatica senza pietà.