Chef perde 20 chili in pochi mesi: "Sono rinato, il segreto è togliere la… (2 / 2)

Lo chef ha descritto l’impatto di questo farmaco come un cambiamento radicale nella percezione degli stimoli fisiologici: la medicina avrebbe la capacità di silenziare quel desiderio incessante di nutrirsi, permettendo al corpo di abituarsi gradualmente a un regime alimentare differente. Sadler ha ricordato come, nelle fasi iniziali del trattamento, l’idea stessa di mangiare potesse risultare quasi fastidiosa, mentre oggi, pur mangiando di tutto, lo fa in quantità drasticamente ridotte.

I risultati numerici del percorso sono stati definiti dallo chef come straordinari: una perdita di venti chili in un anno, stabilizzandosi sulla soglia dei 90 chilogrammi. Questo traguardo non è stato raggiunto in solitaria, ma attraverso un rigido protocollo medico che vede Sadler costantemente monitorato da un’equipe di specialisti composta da un endocrinologo e da una cardiologa.

Nonostante l’impegno economico non indifferente della cura — che si aggira intorno ai 400 euro al mese — il protagonista ha dichiarato di considerare tale cifra come un investimento indispensabile per la propria longevità.Per quanto riguarda il futuro e il possibile timore di riprendere peso una volta interrotto il trattamento, lo chef ha mostrato una notevole serenità, affermando di non avere alcuna intenzione di smettere nell’immediato.

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Tuttavia, ha sottolineato come la terapia sia stata accompagnata da una rieducazione alimentare consapevole: ora predilige pasti più leggeri e bilanciati, sintomo di una nuova cultura del benessere che va oltre il semplice aiuto farmacologico.Un aspetto interessante del suo racconto riguarda la trasparenza.

In una città come Milano, dove l’uso di farmaci come la tirzepatide o la semaglutide è spesso avvolto nel silenzio, Sadler ha scelto la via della testimonianza pubblica. Egli ha dichiarato con orgoglio di non avere nulla da nascondere e di sperare che la sua esperienza possa fungere da ispirazione per chiunque si trovi in una situazione di difficoltà simile alla sua.Infine, lo chef ha voluto fare una precisazione sul mondo della ristorazione.

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Nonostante all’estero alcuni locali stiano riducendo le porzioni per venire incontro ai pazienti in cura con questi farmaci, Sadler ha ribadito la validità del suo format da cinque portate, considerato il “numero perfetto”.

Secondo la sua visione, chi frequenta i ristoranti di alta fascia ed è in cura non necessita di piatti più piccoli, poiché ha ormai acquisito la capacità di autoregolarsi e di godere dell’esperienza gastronomica senza la necessità di eccedere nelle quantità.