Il nostro Paese è percorso da migliaia di chilometri di rete ferroviaria. Con il tempo la rete si è sviluppata fino a raggiungere le regioni meridionali e le isole con treni sempre più moderni e veloci. Oggi i treni funzionano grazie alla corrente elettrica ma in passato non era così.
Infatti prima i treni si muovevano grazie ad alle locomotive a vapore. Il 3 marzo del 1944 si verificò il più grave sinistro ferroviario della storia del nostro Paese. Tutto accade a Balvano, in Basilicata. Protagonista di questa vicenda il Treno 8017.
Si tratta di un episodio che dalla gente è stato dimenticato questo in quanto se ne parla pochissimo, anzi quasi mai. Oggi a rivelare quanto accaduto e porre delle domande c’è il libro di Gian Luca Barneschi che è uscito il 15 marzo per la casa editrice Cantagalli. Nel libro si ripercorrono le vicende del Treno 8017.
Quel giorno ci furono 600 decessi. In pratica il treno era un convoglio merci ma in quel frangente trasportava anche dei passeggeri. Eravamo negli anni difficili e la gente si muoveva tra Basilicata e Puglia soprattutto per fame.
“La linea Battipaglia-Potenza-Metaponto nel 1944 costituiva l’unico collegamento ferroviario utilizzabile tra Tirreno e Ionio e Adriatico all’epoca. Gli Alleati gestivano il traffico ferroviario, tramite il Military Railway Service, utilizzando il personale italiano, ovviamente privilegiando i trasporti militari” – così si afferma nel libro di Barneschi. Il treno cominciò il suo viaggio a Napoli e dopo la mezzanotte del 3 marzo 1944 arrivò presso la galleria più lunga. Era composto da 45 vagoni e poco dopo l’ingresso in galleria si fermò.
“Dopo un trentennio d’indagini ed analisi, sulla base delle testimonianze e delle documentazione dell’epoca si può affermare che l’arresto fu volontario, almeno per quanto riguarda la locomotiva in testa. Entrando nella Galleria il piccolo lume a olio presente in cabina si era spento” – così si rivela nel libro. A questo punto il macchinista capì che i passeggeri non sarebbero rimasti coscienti a lungo per cui per cui arrestò la marcia del treno per poter retrocedere. Il macchinista della locomotiva posteriore interpretò il movimento come un deficit di trazione per cui il treno si arrestò in via definitiva causando il decesso appunto di 600 persone decedute a causa delle esalazioni presenti in galleria.